Cia, i consumi alimentari non danno segni di risveglio ma bene l’export


I consumi alimentari restano al palo. Il calo registrato da gennaio e settembre, rispetto allo stesso periodo del 2009, è dello 0,2% in termini di quantità e dell’1,3% in valore, con un bilancio di fine anno tra -0,3 e – 0,5%. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori, sulla base dei dati Ismea (-0,4% nel terzo trimestre, -0,8% nel secondo e +0,7% nel primo). Sulle tavole degli italiani meno spazio, quindi, a carne bovina (-4,9%), pasta di semola (-2,4%), pane (-2,3%), vini Doc, Docg, Igt e comuni (-1,8%) e ortaggi e legumi freschi (-1,7%); crescono invece ortaggi di IV gamma (+10,2%), sostituti del pane (+3,8%), yogurt (+3,5%), latte fresco (+3,2%), prodotti per la prima colazione e dolciumi (+2,9%), pollo (+2,7%) e olio extravergine di oliva (+2,4%). Tra i canali di vendita, i supermercati e ipermercati, secondo la Cia, sono in crescita dello 0,5%, ma vedono la loro quota di mercato ferma al 70% ormai dal 2007. In continua ascesa, invece, i discount che hanno raggiunto una quota pari al 6,5% sul totale degli acquisti, grazie alla competizione giocata sul prezzo e sulle superette (i piccoli supermercati) “di prossimità” che incidono per il 4,6%. Resta sempre difficile la situazione per il dettaglio tradizionale. Le buone notizie invece arrivano dall’estero, con una crescita, secondo l’Ismea, dell’export del 9,3% nei primi sei mesi, con in testa vini (+8,6%), frutta fresca (+7,3%), formaggi e latticini (+15,3%), prodotti dolciari (+18,5%), olio di oliva (+13,5%), carni suine preparate e salumi (+13,5%).(ANSA).

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