Cia: in Italia troppo bassi i consumi di frutta e verdura


In Italia si consuma ancora poca frutta e verdura. Una questione che non e’ solo “commerciale” ma tocca aspetti importanti che hanno a che fare con la “salute pubblica”. Mentre sono in aumento i problemi legati al sovrappeso e all’obesita’, a partire da quella infantile, nel Belpaese cala l’utilizzo dei prodotti ortofrutticoli, che invece rappresentano uno degli strumenti piu’ efficaci per combattere patologie e disfunzioni nutrizionali. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, che prende spunto dall’iniziativa di Wal-Mart in Usa per chiedere nuove iniziative a sostegno di un’alimentazione sana. La maggiore catena di distribuzione degli Stati Uniti -spiega la Cia- ha presentato un piano quinquennale contro l’obesita’ che prevede da un lato la riduzione del prezzo dell’ortofrutta, per incentivarne la vendita, e dall’altro la diminuzione del contenuto di zuccheri, grassi e sale nei propri prodotti. Anche in Italia bisogna fare qualcosa in piu’ per favorire il consumo dei prodotti ortofrutticoli, che nel 2010 e’ calato in totale dell’1,4 per cento (meno 0,6 per cento gli ortaggi e meno 0,8 per cento la frutta). Complessivamente, nel 2010 le famiglie italiane hanno comprato 6,4 milioni di tonnellate di ortofrutta ma allo stesso tempo e’ sceso di 10 chilogrammi l’acquisto medio per nucleo. Ma il problema del basso consumo non dipende tanto dai prezzi al dettaglio -puntualizza la Cia- che sono rimasti piu’ o meno stabili rispetto a 2009 e 2008 e hanno chiuso il 2010 con una flessione stimata tra lo 0,5 e l’1 per cento. La questione ha molto piu’ a che vedere con le cattive abitudini alimentari, ecco perche’ e’ necessario investire di piu’ su una “cultura alimentare” che privilegi frutta e verdura in un’ottica di prevenzione e tutela della salute. In questo contesto la campagna Ue sulla frutta nelle scuole e’ molto positiva e sta dando risultati notevoli, ma serve pure favorire un rapporto piu’ stretto tra agricoltori e Gdo, anche attraverso accordi di filiera. La grande distribuzione nazionale deve essere piu’ presente. Occorre che la qualita’ e il benessere degli ortofrutticoli siano percepiti dai consumatori. E’ necessario un momento di proficua collaborazione commerciale per aiutare la ripresa di questo tipo di consumi. Si tratta, dunque, di una sfida importante -conclude la Cia- ma su cui non ci possono essere passi indietro. D’altronde, gia’ oggi i costi sociali di obesita’ e sedentarieta’ toccano, in Italia, i 65 miliardi di euro all’anno: lo 0,38 del Pil. Non solo. Ormai nel Belpaese circa il 12 per cento dei bambini e’ obeso e ben uno su tre e’ in sovrappeso. Il che vuol dire che, tra i 6 e gli 11 anni, sono circa 400 mila i “malati” di chili in piu’.(AGI)

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