Cia: monitorare produzione e offerta del Parmigiano

Controllo della produzione e dell’offerta, valorizzazione del prodotto, ricerca di nuove tipologie e sbocchi commerciali: la Cia Emilia Romagna ribadisce l’efficacia delle azioni del Consorzio del Parmigiano Reggiano
“Occorre inoltre portare avanti le proposte strutturali riguardanti disciplinare, poteri degli organismi di autogoverno, piani operativi e potenziamento del dipartimento”.”Nel corso del 2010 il Parmigiano Reggiano è uscito da una lunga crisi causata da quotazioni troppo basse, ricavi insufficienti e conseguente indebitamento delle imprese agricole produttrici. Le azioni di governo della produzione e la spinta promozionale sui mercati esteri concordate dalla filiera – e promosse dal Consorzio del Parmigiano- hanno consentito di uscire da tale situazione di difficoltà”. Lo rileva il presidente della Cia Emilia Romagna, Antonio Dosi, evidenziando il rialzo del 19% delle quotazioni 2010 sul 2009 e sottolineando il risultato di una serie di azioni combinate ed articolate prese dai vari soggetti della filiera, supportate anche dagli opportuni interventi normativi delle istituzioni.”Riteniamo corretta la decisione dell’Ente di tutela di proseguire nel sostegno delle esportazioni”, aggiungono inoltre Ivan Bertolini (vice presidente Cia Emilia Romagna e presidente Cia Reggio) e Guido Baratta (presidente provinciale Cia Parma). L’assemblea generale consortile del 25 marzo scorso ha approvato all’unanimità il ritiro di 90.000 le forme da destinare per la promozione sui mercati esterni da parte della società commerciale I4S, controllata interamente dal Consorzio e divenuta operativa nel settembre 2010. “E’ necessaria la piena consapevolezza da parte dei caseifici e dei soci allevatori – ribadisce ancora Dosi – dell’utilità di questa azione e l’assunzione dell’impegno ad aderirvi per garantirne il successo”.In questo contesto di quotazioni, per la Cia giudicate remunerative, “stanno aumentando la produzione ed anche i prezzi al consumo hanno fatto un balzo in avanti”. Il presidente dell’ Ente di Tutela ha specificato come tale aumento porti ad una impennata della produzione (+4,4%), ma anche a spostamenti dei consumi sul Grana Padano e sui ‘similgrana’. “Condizioni queste che, se non gestite con competenza e avvedutezza – sottolineano i rappresentanti della Cia – sono già prodromi di una possibile prossima crisi”. A giudizio della Confederazione “in questo settore, come in altri, la risposta sta in un efficace controllo della produzione e dell’offerta, in una più spinta valorizzazione del prodotto e in una continua ricerca di nuove tipologie e sbocchi commerciali. Oltre a portare – conclude la Cia – le proposte strutturali riguardanti disciplinare, poteri degli organismi di autogoverno, piani operativi e potenziamento del dipartimento”.

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