Cia: per i fiori serve un confronto con Ue e Governo

Revisione delle politiche comunitarie, regolamentazione dei flussi di import, inserimento, nell’ambito delle politiche della Pac post 2013, di strumenti di sostegno, reintroduzione per le serre delle agevolazioni sull’accisa gasolio, confronto con gli organismi Ue, audizione in Commissione Agricoltura del Parlamento. Sono queste alcune delle proposte che la Cia-Confederazione italiana agricoltori ha formulato per rilanciare il florovivaismo, soprattutto il comparto del fiore reciso, che in Italia, ma anche a livello europeo, sta vivendo una crisi molto complessa. Proposte che sono scaturite dal recente convegno tenutosi a Sanremo, dove proprio il presidente dalla Commissione Agricoltura dell’Assemblea di Strasburgo Paolo De Castro aveva preso, nel suo intervento ai lavori, una serie di impegni per favorire la ripresa e garantire nuovo slancio alle imprese che fanno i conti con una realtà economica e produttiva assai difficile.
La Cia, quindi, ha avviato, attraverso un apposito dossier sul settore florovivaistico, un’opera di sensibilizzazione non solo nei confronti dei parlamentari italiani e di tutti quelli che operano nell’ambito della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, che con il Trattato di Lisbona ha poteri decisionali pari a quelli della Commissione esecutiva di Bruxelles, ma anche del governo nazionale e in particolare del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Giancarlo Galan. Una strada fondamentale per cercare di far modificare norme che oggi penalizzano fortemente i produttori e rischiano di compromettere il futuro di tante imprese, soprattutto nel nostro Paese.
L’azione della Cia non si ferma certo qui. Analoghi impegni sono stati presi sia nei confronti del Copa-Cogeca (i comitati delle organizzazioni professionali e delle cooperative agricole europee), al fine di redigere un documento di proposte condivise da inviare alla Commissione europea, che verso le Regioni interessate per far si che tengano conto, nei Piani di sviluppo rurale, delle questioni che stanno assillando le aziende florovivaistiche.
La Cia ricorda che già nel 2007, prima della crisi globale, il comparto del fiore reciso in Europa si era ridimensionato, perdendo il 26 per cento della superficie coltivata. Le cause principali sono da ricercarsi nel progressivo e massiccio aumento delle importazioni nell’Ue delle produzioni (fiori e fronde) provenienti da paesi terzi che nel 2009 hanno rappresentato il 74 per cento dell’import totale di prodotti florovivaistici in Europa.
La perdita di competitività del fiore europeo -sottolinea la Cia- deriva dalle migliori condizioni climatiche dei paesi terzi, ma anche e soprattutto dal bassissimo costo della manodopera che in alcuni stati africani è addirittura 15 volte inferiore a quello praticato in Europa. Ecco perché la maggioranza dell’import di fiori recisi proviene dal Kenya (le rose prodotte rappresentano il 30 per cento dell’import totale), Colombia ed Ecuador.
Oltretutto, verso questi paesi l’Ue -rimarca la Cia- ha avviato da tempo importanti politiche di sostegno che si sono tradotte in un taglio dei dazi. E proprio di dazi zero usufruiscono Kenya, Etiopia, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e Costarica.
Una politica che ha dato vita al fenomeno della delocalizzazione produttiva soprattutto in Kenya. E così alcune grandi aziende europee, spinte dal basso costo della manodopera, hanno avviato produzioni intensive nei paesi in via di sviluppo, determinando pesanti squilibri tra domanda e offerta, con il conseguente crollo dei prezzi nell’ambito del mercato comunitario. Una competizione insostenibile per le aziende floricole europee e soprattutto di quelle italiane. Da qui l’esigenza impellente di intervenire con politiche nuove che il dossier della Cia evidenzia con grande chiarezza.

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