Cia Reggio Emilia, sulla Direttiva Nitrati nessun ‘azzeramento’

Aziende Agricole 4La Cia di Reggio Emilia ha appreso dalla stampa, anche locale, di una presa di posizione di Legambiente in materia di gestione della Direttiva Nitrati sul territorio della pianura padana, conseguente all’inserimento nell’ultimo Decreto Sviluppo di una norma che parifica per un anno le zone “vulnerabili” ai nitrati a quelle “non vulnerabili”, in attesa che le regioni interessate provvedano ad aggiornare le zone più delicate o il Governo supplisca se queste non ottemperano alla norma di legge.
Nel merito del documento di Legambiente, il presidente della Cia di Reggio Emilia Ivan Bertolini ritiene: “Legambiente parla di ‘azzeramento della Direttiva Nitrati’, ma la sospensione di alcune norme non è un azzeramento, e se le Regioni provvedessero entro il tempo di tre mesi ad aggiornare le zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola, la sospensione si ridurrebbe notevolmente, dato che le due norme sono tra loro collegate come prevedono i commi di legge approvati nel dicembre scorso. Non possiamo poi nel modo più assoluto apprezzare il fatto che Legambiente annunci una denuncia a Bruxelles, cosa che rischia di creare solo danni agli allevatori ed all’agricoltura tutta, perché le ‘infrazioni’ alle norme comunitarie le paghiamo con trattenute dai fondi per l’agricoltura”.
“Come emiliani – prosegue Bertolini – abbiamo fin dal 1995 norme assai severe sulla materia Nitrati, e avremmo desiderato che la stessa organizzazione ed il mondo ambientalista in genere apprezzasse lo sforzo compiuto dagli allevatori emiliani, con notevoli investimenti per rispettare le norme, con un’azione quindi che ponesse alle altre regioni il tema di adeguarsi ai nostri standard, in passato come ora. Invece dobbiamo registrare che non abbiamo mai avuto il minimo riconoscimento e siamo sempre stati in ogni sede trattati esattamente come le aree che solo di recente hanno iniziato ad applicare le norme sui nitrati. A Legambiente diciamo quindi: ponete il problema nei territori in ritardo e chiedete trattamenti omogenei nelle diverse realtà; infatti, l’effetto di queste nuove disposizioni nella Legge di stabilità, comportano che nelle regioni dove le zone vulnerabili non sono state individuate, si intende applicare l’equiparazione tra le diverse zone, mentre nella nostra Regione si chiede di proseguire come se nulla fosse, con il risultato che ancora una volta che più rispetta le leggi si ritrova becco e bastonato”.
“Da parte nostra – afferma il presidente Cia – oltre ad adeguare i nostri allevamenti come tecnologie e capacità di stoccaggio dei liquami, abbiamo dovuto registrare una migrazione di aziende zootecniche in altre regioni, con una notevole diminuzione dei capi allevati, senza che questo dato sia stato recepito a livello europeo; anche per questo nel maggio 2011 era stato fatto un accordo che coinvolgeva i Ministeri Agricoltura e Ambiente oltre alle Regioni del bacino padano, perché le delimitazioni delle zone devono essere adeguate alla realtà attuale e non a dati di alcuni decenni fa, oltre al fatto che riteniamo non più ammissibile che, a fronte di diverse fonti di ‘produzione’ dei nitrati (scarichi civili, industriali) solo il settore agricolo e zootecnico debba accollarsi il peso della riduzione degli stessi e quindi del risanamento delle acque. L’accordo prevede infatti che si facciano studi per attribuire ‘ad ognuno il suo’ in tema di Nitrati”.
“In ogni caso – conclude Bertolini – come rilevabile anche dal nostro sito internet, abbiamo dato notizia ai nostri associati della novità, ma li abbiamo invitati alla prudenza, anche se c’è rabbia per le differenze tra le diverse aree del bacino padano, in attesa di chiarire con le regioni come comportarci, proprio per evitare criticità a carico delle aziende, cosa che rischia invece di ingenerare l’intempestiva ‘denuncia’ alle autorità comunitarie. Senza che in campagna cambi nulla rispetto alle situazioni precedenti, infatti, rischiamo di ritrovarci ritirata la deroga allo spandimento in vigore da parte dell’Ue”.

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