Cioccolato puro, la Corte UE condanna l’Italia

L’Italia e’ stata condannata oggi dalla Corte di giustizia europea per avere autorizzato la denominazione ”cioccolato puro” sulle etichette di prodotti di cioccolata che avrebbero dovuto segnalare anche la presenza di ”altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”. I giudici hanno ritenuto che la normativa italiana ”e’ idonea a indurre in errore il consumatore e a ledere il suo diritto ad un’informazione corretta, imparziale ed obiettiva”.
La normativa italiana consente di mantenere due categorie di denominazioni di vendita: una per i prodotti a base di solo burro di cacao, denominati ”cioccolato puro”, e l’altra per i prodotti che contengono grassi vegetali, indicati come succedanei del cioccolato. Il diritto della Ue relativo all’etichettatura dei prodotti di cacao e di cioccolatoßarmonizza invece le denominazioni di vendita di questi prodotti. Quando contengono fino al 5% di grassi vegetali diversi dal burro di cacao (detti sostitutivi) la loro denominazione resta immutata, ma la loro etichettatura deve contenere, in grassetto, la specifica dizione: ”contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”. Per i prodotti di cioccolato che contengono unicamente burro di cacao e’ possibile indicare sull’etichettatura tale informazione, purche’ – rileva la sentenza – ”sia corretta, imparziale, obiettiva e non induca in errore il consumatore”. A presentare ricorso contro Roma per inadempimento e’ stata la Commissione Ue, secondo la quale l’Italia ha introdotto una denominazione di vendita supplementare per i prodotti di cioccolato, a seconda che essi possano essere considerati ”puri” o meno. La Commissione ritiene invece che il consumatore debba essere informato circa la presenza o meno nel cioccolato di grassi vegetali sostitutivi mediante l’etichettatura, e non tramite l’impiego di una distinta denominazione di vendita. La Corte ha accolto il ricorso sentenziando che la normativa italiana e’ in contrasto con il diritto europeo.
”Sono sorpreso e sconcertato. Non riesco a capire questo attacco persistente dell’Unione Europea contro il vero cioccolato italiano. Da anni si cerca di smontare la norma italiana del 2003 che ha sempre visto uniti e concordi artigiani, industriali e consumatori. Norma che prevede la dicitura di ‘cioccolato puro’ per quel cioccolato fatto esclusivamente con burro di cacao secondo la tradizione cioccolatiera italiana”. Questa la replica di Mario Piccialuti direttore dell’Aidi associazione delle industrie dolciarie commenta a caldo la sentenza dell’Unione che boccia la dicitura ”cioccolato puro” perche’ a suo dire ”induce in errore il consumatore”. La guerra in difesa del cioccolato italiano, fatto tradizionalmente senza l’aggiunta di altri grassi vegetali, comincia con la direttiva UE del 2000 che l’Italia recepì nel 2003 con un decreto legislativo. La norma italiana, a tutela del cioccolato tradizionale, ha previsto di indicare in etichetta la dicitura ‘cioccolato puro’ ”e questo per distinguerlo anche da cioccolati stranieri che, secondo le norme europee, possono essere definiti cioccolato pur essendo composti da altri grassi vegetali come l’olio di palma”. Ora e’ vero che, secondo la norma UE, nel caso di uso di grassi vegetali questi grassi devono essere indicati negli ingredienti, ma e’ chiaro che l’impatto per il consumatore e’ diverso’. ”Insomma questa sentenza continua ad attaccare la tradizione italiana” conclude Piccialuti.(ANSA).

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