Coldiretti: all’estero il Made in Italy vola e in Italia dà anche sicurezza

Le denominazioni Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono le piu’ copiate nel mondo per non parlare del Romano, dell’Asiago e del Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, asiago e pomodori San Marzano “spacciate” come italiane. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere “taroccati” come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada. Un fenomeno che frena la diffusione del Made in Italy e che – precisa la Coldiretti – e’ causa di danni economici, ma anche di immagine. Il rischio reale e’ che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialita’ nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili. I risultati positivi delle esportazioni alimentari non si sono però ancora adeguatamente trasferiti alle imprese agricole dove – sostiene la Coldiretti – si registrano in molti settori quotazioni al di sotto dei costi di produzione. Inanto raddoppiano le esportazioni di grappa (+135 per cento) in Russia, il paese della vodka, aumentano quelle di salsicce in Germania, la terra dei wurstel (+23 per cento), e di pasta in Cina, la nazione dove c’e’ chi sostiene siano stati inventati gli spaghetti (+17 per cento). A darne notizia e’ la Coldiretti, sulla base dei dati Istat sul commercio estero del primo semestre del 2010, resi noti nel corso del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato a Villa d’Este di Cernobbio, dai quali emerge che nei primi sei mesi dell’anno e’ stato registrato il massimo valore di sempre. Se il trend dovesse proseguire, si raggiungera’ a fine anno quota 26 miliardi, frutto di esportazioni effettuate per la grande maggioranza nei paesi dell’Unione Europea, ma anche negli Stati Uniti e nei mercati emergenti. Ma se i prodotti del Belpaese fanno registrare complessivamente un aumento del 10 per cento in valore nei primi sei mesi dell’anno, a crescere di più – sottolinea Coldiretti – sono soprattutto l’ortofrutta (+16 per cento), i formaggi e latticini (+ 14 per cento), l’olio di oliva (+11 per cento) e il vino (+ 9 per cento) mentre restano sostanzialmente stabili due cavalli di battaglia del Made in Italy all’estero come la pasta e le conserve di pomodoro. Positive infine le performance dei prodotti a denominazione di origine come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano che mettono a segno un aumento record del 23 per cento sui mercati mondiali con una rilevante effetto traino per l’intero settore.
Ma se all’estero piace il Made in Italy nel baelpaese il prodotto nazionale di qualità è anche sinonimo di sicurezza. Un italiano su tre (32 per cento) acquista infatti regolarmente prodotti a denominazione di origine e il 14 per cento quelli biologici a conferma, secondo Coldiretti, che “la crisi non incide sul bisogno di sicurezza alimentare dei cittadini che continuano ad esprimere un forte interesse per le produzioni a elevato contenuto salutistico, identitario e ambientale”.
A dimostrarlo- secondo il presidente Coldiretti Sergio Marini – la crescita degli acquisti diretti dal produttore che hanno raggiunto il valore di 3 miliardi di euro e interessano piu’ di 60mila imprese agricole tra cantine, cascine e malghe oltre a 600 mercati degli agricoltori di Campagna Amica.
Ma la crisi non solo non farebbe risparmiare sulla qualità ma addirittura vedrebbe gli italiani dispostio a pagare di più. Per quasi un italiano su quattro (23 per cento) il cibo italiano dal campo alla tavola vale almeno il doppio, nonostante il momento di crisi economica. A dirlo la prima indagine che studia il contributo del Made in Italy alla ripresa economica, realizzata da Coldiretti-Swg e a Cernobbio. Il valore superiore attribuito dagli italiani agli alimenti, realizzato con prodotti coltivati o allevati interamente in Italia, e’ eccezionale, con due italiani su tre (65 per cento) che ritengono valga dal 10 per cento in su. La fiducia nel Made in Italy rispetto al prodotto straniero per gli alimenti e’ del 91 per cento ed e’ attribuita al rispetto di leggi piu’ severe, alla bonta’ e freschezza e alla garanzia di maggiori controlli. Il modello agricolo italiano e’ dunque vincente nel mondo, ma anche – precisa il presidente Coldiretti Sergio Marini – nel valore aggiunto per ettaro di terreno, ovvero la ricchezza netta prodotta per unita’ di superficie dall’agricoltura italiana, che e’ oltre il triplo di quella Usa, doppia di quella inglese, e superiore del 70 per cento di quelle di Francia e Spagna.

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