Coldiretti, dall’inizio della crisi 30 mila bancarelle in più. 18% vendono alimentari

mercato campagna amicaIn Italia si contano 30mila bancarelle in più dall’inizio della crisi con un vero boom del commercio ambulante favorito soprattutto dalla diffusione del cibo di strada, il cosiddetto street food. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dell’Osservatorio nazionale sul commercio del Ministero dello sviluppo economico dalla quale si evidenzia che a partire dal 2008 si è registrato un aumento record del 18 per cento del commercio ambulante per un totale di 190.721 imprese operanti sul territorio nazionale al 1 gennaio 2016, in controtendenza alla chiusura dei negozi segnalata da Confesercenti.

A favorire lo sviluppo del commercio ambulante – sottolinea la Coldiretti – è senza dubbio l’esigenza di ricostruire un rapporto più diretto e personale con il venditore, ma anche la comodità di fare acquisti convenienti anche all’interno dei centri urbani o dei piccoli paesi. In alcuni casi come per la frutta e verdura gioca anche una maggiore freschezza dell’offerta. I mercati rionali svolgono anche un importante ruolo sociale e spesso rappresentano infatti un presidio contro lo svuotamento dei centri storici che in alcune realtà rischiano l’abbandono o di rimanere preda anche della criminalità.

Il risultato è un vera invasione di bancarelle di cui – sottolinea la Coldiretti – è protagonista il settore alimentare al quale fanno capo ben 34.605 imprese ambulanti, il 18 per cento del totale. Quasi due italiani su tre (65%) hanno consumato cibo di strada nel 2016 con la domanda che cresce con l’arrivo dell’estate perché concilia la praticità con il costo contenuto, ma anche perché rappresenta una forma di vendita particolarmente apprezzata dai turisti, secondo un sondaggio on line condotto dal sito www.coldiretti.it.  Tra coloro che mangiano cibo di strada ad essere nettamente preferito dall’ 81% per cento –  sottolinea la Coldiretti – è infatti il cibo della tradizione locale che va dalla piadina agli arrosticini fino agli arancini, mentre il 13 per cento sceglie quello internazionale come gli hot dog e solo il 6 per cento i cibi etnici come il kebab, in netto calo rispetto al passato.

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