Coldiretti :difficile campagna del pomodoro

I produttori cominciano ad incontrare serie difficoltà nella consegna del pomodoro a causa dell’eccedenza provocata da un anomalo aumento degli ettari investiti. Se all’inizio della campagna i ritiri avvenivano assecondando la scalarità della maturazione, in queste settimane, nonostante le fabbriche lavorino tutte a pieno ritmo, gli agricoltori debbono purtroppo attendere con il carico al di fuori degli stabilimenti, ritardando la raccolta di un prodotto ormai pronto. Così, con buona pace di chi non ha voluto vedere per tempo la necessità di ridurre le superfici investite, il pomodoro nel frattempo marcisce nei campi.
Coldiretti Emilia Romagna, ricorda il presidente Mauro Tonello, già da tempo aveva denunciato questo rischio, sollecitando le O.P ad un’attenta programmazione dei trapianti e ad una seria valutazione delle medie produttive che proprio quest’anno sono state volutamente tenute basse proprio per far aumentare le superficie coltivate.
Purtroppo, ribadisce Tonello, qualcuna di queste organizzazioni continua a “predicare bene ma a razzolare male”, dimenticandosi del ruolo fondamentale che dovrebbe svolgere nella pianificazione generale, lasciando via libera ad una produzione incontrollata che oggi sta penalizzando pesantemente tutti i produttori, e forse alla lunga penalizzerà anche il mercato dei trasformati, e poi opponendosi pure ad attuare quegli interventi correttivi di contenimento che abbiamo proposto e che potevano essere fatti anche a posteriori. A ciò si aggiunga che l’eccesso di pomodoro sta consegnando, nelle mani delle industrie più “disinvolte”, il potere di fare la valutazione del prodotto anche senza passare dal laboratorio. Quest’anno, prosegue il presidente regionale di Coldiretti, stiamo avendo la conferma che i tanto decantati parametri qualitativi, sui quali ci si arrovella per settimane durante la stesura del contratto, sono in realtà un aleatorio strumento di penalizzazione lasciato nelle mani di chi poi vuole approfittare di annate come questa per pagare meno il prodotto. Del resto, di fronte al rischio di non consegnare, l’agricoltore accetta supinamente delle penalizzazioni che in realtà il suo prodotto non ha.
Fortunatamente si tratta di casi non generalizzati, ma anche rispetto a queste situazioni sono evidenti le inadempienze di alcune Op che non riescono, o forse non vogliono, affrontare questi soprusi, visto che puntualmente si verificano solamente in poche fabbriche; Organizzazioni che paiono più interessate ad avere ettari e quantitativi di prodotto da “gestire” per far tornare i propri bilanci, piuttosto che quelli delle aziende aderenti. Per questo Coldiretti, oltre a ribadire la necessità di un maggiore controllo di quelle O.P che vengono meno al proprio ruolo, attraverso una reale partecipazione diretta alla gestione da parte dei soci, riafferma l’opportunità di affidare la valutazione qualitativa del prodotto ad un unico ente certificatore esterno alle fabbriche che garantisca la necessaria imparzialità. Un annata difficile quella in corso che sta confermando, prosegue Tonello, come all’interno del settore ci siano soggetti che non hanno nessun interesse verso il beneficio complessivo del comparto e anziché lavorare per il rafforzamento della filiera si muovono solo approfittandosi di situazioni contingenti. C’è bisogno, conclude Coldiretti, di un profondo ripensamento dei ruoli e delle politiche generali e in questa direzione anche la fine dei contributi accoppiati potrà certamente dare maggiore stabilità e trasparenza, ma soprattutto dobbiamo riuscire a mettere fuori dal sistema chi oggi agisce solo con l’opportunismo da “assalto alla diligenza”, perché in gioco c’è un settore strategico al quale in Emilia Romagna non possiamo rinunciare.

3 Commenti in “Coldiretti :difficile campagna del pomodoro”

  • edi scritto il 12 settembre 2009 amsabatoSaturdayEurope/Rome 8:08

    le coltivazioni moderne utilizzano una sola monocultura ed
    un solo gene e cio è profondamente sbagliato .
    in natura i prati e le foreste hanno una multivarieta che fra
    di loro non hanno competitivita ma anzi si aiutano .
    io stimo che se gli agronomi produrrebbero miscele di piantine
    selezionate con criteri matematici alla risposta dei vari suoli
    potremmo raddoppiare le produzioni e soprattutto spebdere meno soldi
    per le catastrofi piccole e grandi che mettono in crisi le economie
    mondiali .

  • Redazione scritto il 22 settembre 2009 pmmartedìTuesdayEurope/Rome 16:57

    E’ meritevole un interesse verso la ricerca della corrispondenza tra genetica e ambiente: troppo spesso le selezioni varietali, effettuate con criteri di massimizzazione delle rese e della ricerca di paramentri di qualità che rispondessero a esigenze di mercato sempre variabili e basate spesso su criteri generici, hanno operato trascurando il delicato rapporto tra organismo e luogo in cui l’organismo stesso viene coltivato. Sarebbe importante e strategico riuscire a conciliare le esigenze della agronomia, delle sue leggi e dei suoi bisogni, con le leggi della genetica e della fisiologia. Armonizzare le caratteristiche del suolo di coltura con le potenzialità produttive delle piante è uno dei criteri base della sostenibilità.

  • bierrepi scritto il 24 settembre 2009 pmgiovedìThursdayEurope/Rome 20:46

    Encomiabili considerazioni, ma fatemi capire…che ci azzeccano con la denuncia sulla cattiva gestione della programmazione e commercializzazione del pomodoro da industria fatta dal presidente della Coldiretti Emilia Romagna Sig. Tonello?

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