Coldiretti, con il letame calano i nitrati. I risultati di un studio europeo in Emilia Romagna

Aziende Agricole 4In provincia di Ferrara la concentrazione di nitrati nelle acque sotterranee è notevolmente al di sotto del limite ammesso. E’ quanto risulta da un autorevole studio transnazionale, Eu.Water, voluto dall’Unione europea per raccogliere elementi a supporto dell’applicazione della direttiva nitrati in otto Paesi dell’Europa Sud-Orientale, dall’Italia alla Grecia, dalla Croazia alla Moldavia. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna, che chiede una revisione seria e veloce delle aree a rischio nitrati in Emilia Romagna per salvaguardare la salute dei cittadini e salvare allevatori, allevamenti e posti di lavoro. I risultati dello studio europeo (che in Italia ha preso in esame le province di Rovigo e Ferrara), hanno evidenziato – informa Coldiretti – “uno stridente contrasto con la vigente dichiarazione di vulnerabilità ai nitrati, attribuita a tutta la provincia di Ferrara”. Non solo: “nel caso di Ferrara – si legge nello studio – la lisciviazione dei nitrati nei terreni concimati con effluenti zootecnici (…) è risultata inferiore a quanto si verifica nello stesso terreno fertilizzato con concimi di sintesi ma in assenza di concimazione organica”, risultato – spiega Coldiretti – che, tradotto, significa che il letame, utilizzato come fertilizzate sin dalla notte dei tempi, è utile per la terra e non inquina e non a caso viene ammesso nelle coltivazioni biologiche.
“Tale studio – afferma il presidente di Coldiretti Emilia Romagna – è in possesso della stessa Regione Emilia Romagna, dove è scoppiato un contrasto evidente tra l’assessore all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, favorevole alla revisione delle aree vulnerabili ai nitrati insieme con gli altri colleghi delle regioni padane, e l’assessore all’Ambiente, Sabrina Freda, arroccata su una posizione di chiusura a qualsiasi ipotesi di verifica sulla reale situazione e origine dei nitrati. Questo contrasto all’interno della giunta – commenta Tonello – è paradossale e dovrebbe essere chiarito. Il presidente della Regione; Vasco Errani, deve dire se è possibile che vengano insultati e additati quotidianamente come inquinatori gli imprenditori agricoli che producono eccellenze agroalimentari importanti per l’economia della nostra regione e se la loro attività possa essere additata come un attentato costante alla salute dei cittadini”.
In Emilia Romagna – ricorda Coldiretti – dal 1990 ad oggi sono stati chiusi 26 mila allevamenti e sono spariti 320 mila mucche e 620 mila maiali, con la perdita anche di migliaia di posti di lavoro. Ciononostante l’inquinamento da nitrati non è diminuito.
Lo dimostrano anche dati più dettagliati sul territorio: in comune di Alseno (Pc), una delle “maglie nere” per i nitrati, rispetto a dieci anni fa oggi ci sono 972 mucche in meno (–29%), 2.396 maiali in meno, 231 abitanti in più e i nitrati sono quasi raddoppiati. Situazione analoga a San Giorgio Piacentino, con 1.162 mucche in meno (–22%), 2.442 maiali in meno (–53,8%) e 621 abitanti in più e i nitrati sono aumentati quasi di un terzo. Dalla parte opposta della regione, in provincia di Rimini, in dieci anni polli e galline sono diminuiti del 62%, i maiali del 21%, le mucche del 7,8%, ma i nitrati nelle acque non sono calati.
“Dopo la scomparsa di tutti gli allevamenti in Emilia Romagna – afferma Tonello – forse la Regione comincerà ad occuparsi seriamente della salute delle persone e dell’ambiente e promuoverà una ricerca seria sui nitrati e sulla loro origine, evitando di adagiarsi su accuse pre-costituite, senza prove concrete e senza dati adeguati sull’origine reale degli inquinanti. Forse è il caso che ci si metta attorno a un tavolo e ci si confronti con i dati oggettivi, a partire dallo studio Ispra, già pagato, ma mai divulgato, per decidere cosa vogliamo fare realmente dell’agricoltura e della salute dei cittadini al di là di proclami e anatemi pre-elettorali”.

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