Coldiretti, falso costa 30.000 posti lavoro in E-R

pecorino rumenoLa contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari tipici dell’Emilia Romagna “costano alla regione circa 30.000 posti di lavoro” mentre il fatturato del falso ‘Made in Italy’, in Emilia Romagna, “solo nell’agroalimentare, ha superato gli 8 miliardi di euro, 60 a livello nazionale”. E’ quanto emerge dalla mostra dei falsi prodotti tricolori realizzata da Coldiretti a Modena nell’ambito dell’XI convegno della Società Italiana Marketing sul ‘Food marketing – mercati, filiere, sostenibilità e strategie di marca’. Secondo Coldiretti, spiega in una nota, “per la qualità e la fama dei suoi prodotti, l’enogastronomia dell’Emilia-Romagna è terra di saccheggio per i pirati del cibo”. Nella mostra modenese, non a caso, spiccano prodotti come ‘Bolognese’, ragù prodotto in Estonia, la “Mortadela siciliana’ prodotta in Romania, il “Parmesan cheese crystal farms – aged 100% natural grated” prodotto negli Stati Uniti, il “Parma salami Genova” prodotto in Messico o il “Grana Pampeano” argentino. Guardando ai numeri, sottolinea Coldiretti, “potenzialmente le esportazioni agroalimentari regionali potrebbero triplicare perché nel 2013 l’Emilia-Romagna ha esportato 5.471 milioni di euro (+5,4% sul 2012), e il saldo commerciale passivo di 1.015 milioni di euro per la prima volta dall’inizio della crisi è risultato in calo (-13,9% rispetto ai 1.179 milioni del 2012)”. Lo scorso anno, poi, “l’Emilia-Romagna ha esportato 608 milioni di carni preparate e 604 milioni di prodotti lattiero caseari in cui fanno la parte da leone i formaggi: l’andamento sui mercati internazionali – evidenzia l’associazione – potrebbe ulteriormente migliorare con una più efficace tutela nei confronti della ‘agropirateria’ internazionale”. In una simile situazione, commenta il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, “bisogna combattere un inganno globale per i consumatori che causa danni economici e di immagine alla produzione italiana sul piano internazionale cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto per la tutela delle denominazioni dai falsi”. Inoltre, aggiunge, “è anche necessario fare chiarezza a livello nazionale ed europeo dove occorre estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti alimentari”. (ANSA)

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