Coldiretti: nel Lazio è rottura sul latte ovicaprino

La Coldiretti riapre la vertenza per il settore ovi-caprino. Infatti, a causa della rottura delle trattative per il nuovo prezzo, i vertici dell’organizzazione agricola, lanciano il grido d’allarme per la salvaguardia del comparto e non escludono proteste anche eclatanti. “Dopo il nulla di fatto registrato nell’incontro di giovedì pomeriggio in Regione, purtroppo, siamo costretti a riaprire lo stato di crisi – hanno detto il presidente della Coldiretti del Lazio, Massimo Garganoe quello della sede di Frosinone Loris Benacquista. Nei mesi scorsi si erano incontrare più volte le rappresentanze delle organizzazioni agricole, quelle degli industriali e i responsabili dell’assessorato regionale all’agricoltura. Sembrava si fosse trovata l’intesa per raggiungere e sottoscrivere un accordo che, oltre a incrementare il prezzo, potesse prevedere ragionamenti legati alla qualità del latte, premiando così i sacrifici dei pastori che da anni hanno scommesso sulla tracciabilità e l’innalzamento dei valori qualitativi del loro prodotto. Le richieste di Coldiretti mirano ad ottenere 95 centesimi di euro a litro conferito contro i circa 70 di oggi. Il tavolo di filiera aveva presentato agli industriali un programma di sostegno e di rilancio dell’intero comparto con risorse importanti, con l’obiettivo di ristrutturare dal punto di vista qualitativo l’intera filiera ovicaprina del
Lazio e rilanciare un settore storico dell’agricoltura. Però, la trattativa si è bruscamente e clamorosamente rotta e, nonostante l’impegno dell’assessore regionale alle politiche agricole, Angela Birindelli, che aveva individuato le risorse da destinare al settore, è miseramente naufragata.
“Il tavolo di ieri – hanno commentato con rammarico Aldo Mattia, direttore regionale Coldiretti Lazio e Paolo De Cesare, direttore della sede ciociara- era il risultato di oltre due mesi di trattative nelle quali sembrava si fossero fatti passi avanti per il raggiungimento di un accordo che soddisfacesse le parti. L’assessorato con responsabilità, pragmatismo e tempestività, aveva confermato la volontà di mettere a disposizione risorse ingenti per tutti gli attori della filiera. Proprio per questo il passo indietro della parte industriale è davvero inspiegabile e clamoroso; ha fatto bene l’assessore Birindelli a chiudere l’incontro dopo aver registrato l’atteggiamento di chiusura degli industriali nonostante le aperture concrete da parte delle organizzazioni a rivedere alcuni dei punti chiave dell’accordo”.

I NUMERI
In Ciociaria è scomparso quasi un gregge di pecore su tre negli ultimi dieci anni e sugli allevamenti sopravvissuti ci sono molte preoccupazioni per il futuro. Dalla mungitura quotidiana di una pecora si ottiene in media un litro di latte che viene pagato ben al di sotto dei costi di allevamento. La situazione è insostenibile e rischia di decimare gli allevamenti sopravvissuti che svolgono un ruolo insostituibile per l’economia, il turismo, l’ambiente e la stabilità sociale del territorio. Coldiretti è pronta alla mobilitazione per evitare l’estinzione delle pecore e per difendere i formaggi laziali a partire dal pecorino romano. Il settore è tra i più importanti a livello economico nel Lazio. La quasi totalità delle aziende conta su un numero di capi compresi tra 1 e 99, e dispone di una superficie compresa tra i 2 e i 5 ettari. Negli ultimi 12 mesi nel Lazio risultano aperte 8.782 aziende, di cui 7121 di ovini, 835 di ovini e caprini, 826 di soli caprini. Il numero di capi nella regione è pari a 760.903 totali, di cui 715.397 ovini, 45.506 caprini. Oltre 1000 le imprese che da gennaio hanno chiuso in tutta la nostra regione.

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