Coldiretti: gli immigrati danno contributo determinante all’agricoltura italiana

Molte produzioni di eccellenze del Made in Italy alimentare non sarebbero possibili senza il contributo determinate dei lavoratori immigrati impiegati nella raccolta delle mele della Val di Non in Trentino, nella mungitura delle mucche da latte per il Parmigiano Reggiano, nella vendemmia dei vini Doc e nella cura dei greggi per il pecorino romano, oltre alla raccolta della frutta Igp dell’Emilia Romagna. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dello primo sciopero degli immigrati: nelle campagne italiane infatti piu’ di un lavoratore su dieci e’ extracomunitario con circa 30 mila aziende agricole italiane che assumono lavoratori provenienti da fuori dell’Europa. In Italia, continua la Coldiretti, lavorano regolarmente oltre 90 mila immigrati extracomunitari, dei quali circa 15 mila con contratti a tempo indeterminato, ”che contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese” secondo il XIX Rapporto Caritas/Migrantes sull’immigrazione al quale ha collaborato la Coldiretti. In particolare appartengono a 155 diverse nazionalità anche se a trasferirsi in Italia per lavorare in agricoltura – sostiene la Coldiretti – sono principalmente, nell’ordine, gli albanesi (17,2 per cento), i marocchini (12,6%) e gli indiani (13,8 per cento) che trovano occupazione soprattutto negli allevamenti del Nord per l’abilità e la cura che garantiscono alle mucche. Secondo la Coldiretti, ”c’è forte apprensione nelle aziende agricole per il ritardo al via libera all’ingresso lavoratori stagionali immigrati e si attende la pubblicazione del cosiddetto decreto flussi 2010 in Gazzetta ufficiale che consente l’arrivo di 80mila lavoratori stagionali extracomunitari che nella maggioranza dei casi troverà occupazione in agricoltura che, insieme al turismo e all’edilizia, è il settore con maggiori opportunità occupazionali per questi lavoratori. Va pero’ garantita la legalita’ – auspica infine – per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il proprio lavoro e gettano un’ombra su un settore che ha scelto con decisione la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale”.Anche la Cia-Confederazione italiana agricoltori ribadisce in occasione del primo sciopero nazionale degli stranieri ”il suo forte impegno contro lo sfruttamento e il lavoro nero affinché si contrastino con la dovuta efficacia fenomeni di questo genere”. In questa ‘Giornata senza immigrati’, la Cia – come è stato ribadito durante la recente V Assemblea elettiva nazionale dell’Organizzazione, vuole affermare, ancora una volta, il valore insostituibile degli immigrati. ”Il loro prezioso lavoro – sottolinea la confederazione – e’ ormai parte strutturale dell’attività agricola, non solo stagionale, e contribuisce in modo irrinunciabile alla qualità e alla sicurezza dei prodotti alimentari italiani. Non vi sono alternative -sostiene la Cia- al lavoro e all’integrazione degli immigrati nella nostra società e per questo viene chiesto da tempo una verifica sulla legge Bossi-Fini”. Secondo la Cia è ”necessario rendere più agevoli e meno rigidi i canali di ingresso regolare degli stranieri e questo è l’unico vero deterrente all’immigrazione clandestina”.Forte preoccupazione è poi espressa dalla Cia per l’assenza di notizie relative al decreto flussi 2010, che prevede l’ingresso di 80 mila stagionali immigrati, indispensabili per i lavori agricoli e per le imminenti operazioni di raccolta. Un’incertezza che andrebbe ad aggravare ulteriormente le difficoltà delle imprese del settore.

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