Coldiretti: la crisi contagia il cibo. Prezzi taglio raccolti +30%

La crisi contagia l’alimentare con il caldo e la siccita’ che tagliano i raccolti mondiali e provocano aumenti superiori al 30 per cento per i prezzi del grano destinato a produrre il pane e per le quotazioni di soia e mais necessari a nutrire gli animali per produrre latte e carne, dall’inizio dell’anno. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base delle quotazioni al Chicago Board of Trade, punto di riferimento o del mercato a livello internazionale, dove il grano oscilla attorno ai 9 dollari per bushel, il mais a 9 dollari per bushel e la soia a 16 dollari per bushel, per consegne a settembre. Una situazione che – sottolinea la Coldiretti – ostacola la ripresa del Pil anche in Italia che e’ dipendente dall’estero per quasi un terzo delle materie prime agricole che consuma, come evidenziato dall’Istat. L’andamento dei prezzi delle materie prime agricole sta provocando – sostiene la Coldiretti – effetti sui mercati internazionali dove con i rincari si prospetta una ripresa dell’inflazione ma e’ allarme anche per il commercio internazionale con il rischio di mancata consegna delle forniture con effetti drammatici – precisa la Coldiretti – sul piano della disponibilita’ di cibo nei paesi poveri e della sicurezza sociale in paesi come la Libia o l’Egitto che sono forti importatori di grano e si teme il ritorno della guerra del pane. L’aumento dei prezzi e’ giustificato sul piano congiunturale – continua la Coldiretti – dal clima che ha colpito con il caldo e la siccita’ la “Corn Belt” nel Midwest degli Stati Uniti ma un calo dei raccolti e’ previsto anche in Russia nella zona del mar nero per le alluvioni ed in Ucraina.
In Italia si contano perdite per mezzo miliardo di euro con il caldo e la siccita’ che hanno gia’ tagliato i raccolti, facendo registrare cali che a livello nazionale vanno dal -20 per cento per il pomodoro al 30 per cento per il mais fino al 40 per cento per la soia ma forti riduzioni sono previste per la barbabietola da zucchero con quasi il dimezzamento della produzione nelle regioni del Nord e per il girasole (-20 per cento). La siccita’ che ha colpito gli Usa secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, e’ la peggiore dal 1956 in termine di aree colpite e secondo i dati del governo i raccolti di grano in ”buona o eccellente” qualita’ sono appena il 31 per cento mentre per la soia sono il 34 per cento.
In realta’ a pesare sono anche i cambiamenti strutturali come ha evidenziano – precisa la Coldiretti – l’ultimo rapporto Ocse-Fao secondo il quale la produzione agricola deve crescere del 60 per cento nei prossimi 40 anni per far fronte all’aumento della domanda della maggiore popolazione mondiale, alla richiesta di biocarburanti e alla crescita dei redditi in paesi come la Cina che spinge al maggiore consumo di carne e, quindi, di mangime per gli allevamenti. Una situazione che – sostiene la Coldiretti – conferma l’importanza che l’Italia difenda il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilita’ di terra fertile in una situazione in cui gia’ adesso circa la meta’ dei prodotti alimentari sono importati, a cominciare dalla soia (80 per cento), dal grano (50 per cento) e anche dal mais (20 per cento). Con la crisi del sistema economico e finanziario l’acquisto di terra e’ diventato una appetibile forma di investimento per mettere al sicuro il denaro dalle rischiose fluttuazioni dei mercati ma soprattutto per trovare una opportunita’ di lavoro alternativa con l’aumento preoccupante della disoccupazione, secondo una analisi della Coldiretti. Nonostante la bassa redditivita’ la terra si conferma un bene “sicuro” con le quotazioni che fanno registrare un aumento dello 0,5 per cento nel 2011 rispetto all’anno precedente, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Inea. Si tratta – spiega la Coldiretti – di un incremento che fa seguito a quello registrato nel 2010 (+0,8 per cento) ed in linea con quelli degli anni precedenti anche se sul futuro pesa l’aumento del carico fiscale dovuto all’arrivo dell’Imu. Il prezzo medio nazionale dei terreni – sottolinea la Coldiretti – e’ di 19400 euro ad ettaro, per un range di valori che va dai 9800 euro per un campo di montagna litoranea agli 11400 euro per la montagna collinare, dai 14200 euro della collina interna ai 15300 euro della collina litoranea, fino al picco di 32200 euro ad ettaro per le terre di pianura. Bisogna evitare che i terreni agricoli siano oggetto – denuncia la Coldiretti – di operazioni speculative di quanti li scelgono come bene rifugio alternativo agli investimenti piu’ tradizionali, ostacolandone quindi l’acquisto da parte degli imprenditori agricoli. Il terreno rappresenta infatti un costo per le imprese agricole che devono crescere per svilupparsi, che si somma alle difficolta’ determinate dalla stretta creditizia. Servono misure antispeculative – conclude la Coldiretti – per evitare che si alzi l’asticella del principale ostacolo all’ingresso di giovani imprenditori agricoli proprio nel momento in cui cresce l’interesse per la campagna e, con esso, il bisogno di sicurezza alimentare e ambientale da parte della societa’ moderna. (AGI)

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