Coldiretti lancia la “guerra del latte”, protesta allevatori

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Difendere il lavoro, gli animali, le stalle e dire ‘no’ al crollo dei prezzi. Con questo obiettivo migliaia di allevatori della Coldiretti hanno lanciato la ‘guerra del latte’, prendendo d’assedio il centro di distribuzione dei prodotti della multinazionale del latte francese Lactalis a Ospedaletto Lodigiano. Gli allevatori sono arrivati, dalle prime ore del mattino, con mucche e un centinaio di trattori per dire basta al fatto che il latte italiano venga ”sottopagato”. Una rassicurazione è però subito giunta dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, che ha garantito il sostegno del governo alla lotta degli allevatori. ”Bisogna pagare il giusto prezzo del latte agli allevatori, perché così non si può andare avanti. La situazione è esasperata ed è tempo di assumersi responsabilità all’altezza del valore della filiera agroalimentare italiana”, ha detto il ministro incontrando i manifestanti. Ed ancora: ”Servono atti concreti – ha sottolineato – e per questo martedì incontrerò a Milano i rappresentanti di Assolatte”. Il governo, ha precisato, ”sta facendo tutto il possibile per tutelare i 35mila allevatori italiani con misure mai viste nel nostro paese”, come il decreto per il fondo latte da 500 milioni firmato proprio ieri. Ma l’attacco alla Lactalis ha avuto anche grande valenza simbolica: dopo aver conquistato i grandi marchi nazionali Parmalat, Galbani, Invernizzi e Locatelli, è diventata il primo gruppo del settore. Il colosso d’oltralpe, dopo aver fatto dunque ”campagna acquisti con i principali marchi del Made in Italy – è la denuncia di Coldiretti – ora fa affari sulle spalle dei produttori imponendo una politica dei prezzi al ribasso iniqua e squilibrata”. Gli allevatori chiedono, al contrario, il rispetto della legge 91 del luglio 2015 che, in esecuzione dei principi comunitari, impone che il prezzo del latte alla stalla debba essere commisurato ai costi di produzione. A ciò si aggiunge il fatto che le importazioni dall’estero, affermano gli allevatori, ”vengono spacciate come Made in Italy per la mancanza di norme trasparenti sull’etichettatura”. ‘Alla vacca si munge il latte, non il sangue’, ‘Made in Italy ostaggio di una multinazionale straniera’, ‘Avete preso i nostri marchi non vi daremo le nostre mucche’, sono alcuni degli slogan urlati oggi dai manifestanti, che hanno deciso di mantenere l’assedio alla Lactalis anche per la giornata di domani. Insomma, è l’allarme di Coldiretti, ”l’Italia rischia concretamente di perdere per sempre la propria produzione di latte, perchè con il taglio pesante nei compensi riconosciuti alla stalla mancano anche quei pochi centesimi al litro necessari per garantire l’alimentazione delle mucche ed evitare la chiusura”. Ed i numeri parlano: in Lombardia, ad esempio, gli allevamenti da latte hanno perso oltre 400 mln di euro in 16 mesi, da luglio 2014 a ottobre 2015, proprio a causa del crollo del prezzo del latte alla stalla, precipitato da 44 centesimi al litro pagati fino a metà 2014 a 34 centesimi. Il Gruppo Lactalis Italia, da parte sua, fa sapere di rimanere ”aperto a ogni forma di dialogo, nella convinzione che solo in questo modo si possa superare questa difficile fase congiunturale”, ma precisando che ”la situazione di forte riduzione di prezzo del latte non può essere risolta dall’industria di trasformazione”.(di Manuela Correra – ANSA)

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