Coldiretti Modena: i risultati premiano il modello agricolo italiano

“I risultati positivi dell’agricoltura modenese premiano un modello agricolo capace di produrre qualità e di rispondere alle aspettative dei cittadini in termini di sicurezza, biodiversità, occupazione e ricchezza”. E’ il commento del Presidente di Coldiretti Modena, Maurizio Gianaroli, alle stime sull’andamento dell’annata agraria 2011 presentati oggi dalla Provincia che vedono l’agricoltura modenese crescere di valore confermando l’andamento positivo dello scorso anno.
“L’agricoltura modenese è un’agricoltura che potremmo definire “di precisione” – continua Gianaroli – che anche da superfici medio-piccole, attraverso lavoro e opportuni investimenti, sa trarre prodotti di eccellenza. Non è un caso se a trainare il settore siano il latte destinato a Parmigiano Reggiano e il settore vitivinicolo. E’ importante tuttavia non adagiarsi sugli allori perché, aldilà dei risultati contingenti, bisogna creare le condizioni strutturali perché questi obiettivi possano essere mantenuti nel tempo.”
“Sono queste caratteristiche dell’agricoltura italiana che ci fanno essere critici nei confronti della proposta di riforma della Politica Agricola Comune (PAC) – afferma Gianaroli. Bisogna superare nel negoziato le criticità che riguardano, in particolare, l’insostenibile taglio delle risorse disponibili, l’applicazione del cosiddetto “greening” e la definizione di agricoltore attivo, ma anche le misure per controllare la volatilità dei prezzi agricoli nonché la necessità di rafforzare le organizzazioni dei produttori.”.
La proposta della Commissione – ricorda Coldiretti – individua la figura dell’agricoltore attivo al quale destinare le risorse della Politica agricola comune (Pac), in base ai finanziamenti che già prende e non per quello che fa e per come lo fa e cio’ oltre ad essere iniquo è inaccettabile per i cittadini. Per Coldiretti e per l’intera filiera agricola italiana l’agricoltore attivo non può, invece, che essere quello professionale, cioè quello che lavora e vive di agricoltura e che sarebbe spinto all’abbandono dalla riduzione del sostegno. Per questo occorre lasciare gli stati membri liberi di adottare una definizione adeguata. Anche la proposta di destinare il 30 per cento delle risorse al greening (“rinverdimento”) per favorire una maggiore cura dell’ambiente è in realtà da rivedere perché esclude la maggior parte delle colture virtuose in termini sostenibilità del territorio e di cattura di CO2, ampiamente diffuse nell’agricoltura italiana come vite e alberi da frutta, che sono la base della dieta mediterranea.

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