Coldiretti: nei campi 1 occupato su 4 ha meno di 40 anni

In controtendenza rispetto all’andamento generale torna ad aumentare l’occupazione nelle campagne dove e’ giovane addirittura un lavoratore dipendente su quattro e si registra il piu’ elevato tasso di crescita nel 2010. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della divulgazione dei dati Istat che evidenzia come per un numero crescente di giovani il lavoro nei campi sia diventata una valida alternativa alla disoccupazione. Nel 2010 si e’ verificato un aumento degli occupati in agricoltura dell’1,9 per cento a fronte del calo generale dello 0,7 per cento. Sono 891mila gli occupati agricoli in Italia nel 2010 dei quali 462mila indipendenti (+0,6 per cento) e 429mila dipendenti (+3,3 per cento) che fanno registrare il record della crescita tra tutte le attivita’ produttive, secondo la Coldiretti che associa il maggior numero di imprese che assumono manodopera. Nei campi – precisa la Coldiretti – la crescita dell’occupazione riguarda sia le regioni del nord (+3,1 per cento) che quelle del sud (+2 per cento) mentre in flessione sono quelle del centro (- 2 per cento). Dopo anni – continua la Coldiretti – si registra dunque un ritorno al lavoro nei campi legato soprattutto alle campagne di raccolta di frutta, verdura e la vendemmia che riguarda anche studenti e giovani sotto i 40 anni. I dati – sostiene la Coldiretti – dimostrano che l’agricoltura ha grandi potenzialita’ per battere la disoccupazione e che la stabilizzazione delle agevolazioni contributive per le aree montane e svantaggiate, prevista dalla legge ‘Stabilita’ 2011′, fortemente voluta da Coldiretti, ha consentito di continuare a svolgere questa funzione essenziale. Un impatto positivo si deve anche all’esperienza dei buoni lavoro, i cosiddetti voucher, tenuto conto che in agricoltura – precisa la Coldiretti – sono stati utilizzati quasi un terzo (27 per cento) dei circa 12,3 milioni di buoni cartacei per venduti in Italia dall’1 agosto 2008 ad oggi secondo l’Inps. Le opportunita’ di occupazione in agricoltura riguardano anche gli immigrati con la presenza dei lavoratori stranieri impegnati nelle campagne italiane ha superato quota centomila.
Tra gli stranieri nelle campagne prevale la presenza dei lavoratori neocomunitari di provenienza principalmente rumena, slovacca e polacca. Tra quelli extracomunitari si stabilizza invece il numero di albanesi e cittadini dell’ex Jugoslavia, mentre aumentano gli asiatici (India) e nordafricani (Marocco). Sono molti i “distretti agricoli” dove i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso – aggiunge la Coldiretti – della raccolta delle fragole nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte fino agli allevamenti in Lombardia dove a svolgere l’attivita’ di “bergamini” sono soprattutto gli indiani mentre i macedoni sono coinvolti principalmente nella pastorizia. La presenza di lavoratori immigrati – conclude la Coldiretti – e’ divenuta indispensabile per le produzioni di qualita’: dagli allevamenti dei bovini di razza piemontese a quelli delle vacche per il parmigiano reggiano dove quasi un lavoratore su tre e’ indiano, ma i lavoratori extracomunitari sono diventati decisivi nella raccolta delle mele della Val di Non, produzione del prosciutto di Parma, della mozzarella di Bufala o nella raccolta delle uve destinate al Brunello di Montalcino.

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