Coldiretti: nel 2012 crolla la produzione e copre solo il 75% del fabbisogno

Crolla nel 2012 il raccolto nelle campagne italiane ma un calo si registra anche nelle attività di allevamento, con la conseguenza che la produzione nazionale é in grado di garantire quest’anno solo il 75 per cento del fabbisogno alimentare nazionale. Lo rileva Coldiretti nel sottolineare che tale livello produttivo garantisce scorte alimentari nazionali per soli 9 mesi nel prossimo anno e c’é il rischio di importazioni di cibo di dubbia qualità, magari spacciato come Made in italy. Il bilancio sui dati produttivi è fornito dall’organizzazione agricola in occasione del giorno di San Martino, che segna tradizionalmente nelle campagne la fine dell’annata agraria. L’andamento climatico avverso – spiega Coldiretti – con gelo, siccità e ripetuti nubifragi ha tagliato le rese delle coltivazioni. Per passare agli esempi, se la vendemmia si è attestata sui valori minimi da quasi 40 anni, con un calo del 6 per cento del vino, per un totale di appena 40 milioni di ettolitri, la produzione di pomodoro da conserva è scesa del 12 per cento, attorno le 4,4 milioni di tonnellate, mentre per il mais necessario all’alimentazione del bestiame il calo è stato del 13 per cento, con la produzione scesa a 8,5 milioni di tonnellate. Cali a due cifre per mele (-22 per cento) e pere (-13 per cento). Per l’olio l’annata non è particolarmente abbondante, sulle 500mila tonnellate, ma la qualità è buona. Aumenta invece leggermente la produzione di latte. La campagna supera i 109 milioni di quintali, in aumento rispetto all’annata precedente di circa il 2 per cento, tanto che gli allevatori italiani dovranno fare attenzione a non sforare la quota stabilita a livello comunitario. “Per garantirsi una adeguata disponibilità di cibo nel tempo – osserva il presidente di Coldiretti, Sergio Marini – l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento dell’attività agricola”. (ANSA).

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