Coldiretti: pomodoro nazionale pagato meno di quello cinese

In alcuni casi sono stati pagati dalle industrie ai coltivatori di pomodoro delle regioni del centro sud prezzi inferiori a quelli riconosciuti ai cinesi. E’ quanto ha denunciato il presidente di Coldiretti Emilia Romagna e vicepresidente nazionale di Coldiretti Mauro Tonello che ha partecipato, insieme con il piacentino Marco Crotti, vice presidente di Unci-Coldiretti, all’audizione alla Commissione agricoltura della Camera sulle criticità della campagna del pomodoro da industria. Nelle campagne del centro-sud si sono verificati per la produzione del pomodoro ritardi o mancati invii dei mezzi di trasporto da parte di molti industriali che – ha sottolineato Tonello – hanno causato una eccessiva permanenza del prodotto sulle piante, con fenomeni di sovra maturazione che hanno poi determinato problemi a livello di qualità del prodotto, con aumento degli scarti, taglio dei prezzi, rifiuto di scaricare il prodotto. A fronte di questa situazione – ha precisato il vicepresidente della Coldiretti – alcuni industriali del sud hanno minacciato di non ritirare il prodotto, se non a fronte di prezzi più bassi del contrattato, facendo leva sul fatto che il regime parzialmente accoppiato comporta l’obbligo, per il produttore, di consegnare una resa minima, per poter ottenere la parte accoppiata del premio. Sono stati anche evidenziati i problemi per il mancato rispetto delle rese minime previste per l’erogazione della parte accoppiata del premio (rese minime pari al 70% della resa media storica di quella regione), in alcuni casi a causa di calamità naturali (precipitazioni o temperature troppo elevate), in altri a causa del mancato o rallentato ritiro da parte dell’industria. Il risultato – ha detto Tonello – è una assurda situazione di un mercato a due velocità, dove gli industriali e le cooperative corrette, che pagano i prezzi pattuiti, devono sopportare la concorrenza sleale, non solo di chi trasforma il prodotto cinese in Made in Italy, ma anche di chi pretende di produrre in Italia, a prezzi cinesi, per poi andare sullo scaffale con i prezzi italiani. Per la Coldiretti – ha concluso Tonello – serve:
– una forte iniziativa governativa a livello comunitario per l’approvazione di un sistema europeo di etichettatura obbligatoria dell’origine del pomodoro utilizzato in tutti i derivati e maggiori controlli sulle importazioni di concentrato di origine cinese;
– una soluzione al problema delle rese minime per evitare che le imprese agricole, oltre ai danni derivanti dai comportamenti, quanto meno scorretti, dell’industria, perdano anche la parte accoppiata del premio;
– la verifica, da parte ministeriale e regionale, dei comportamenti di industrie e organizzazioni dei produttori e il blocco delle eventuali agevolazioni/incentivi (Ocm, Psr, tariffe energetiche) per i soggetti che fossero risultati inadempienti rispetto agli obblighi contrattuali;
– la definizione di un tavolo ministeriale per definire alcune regole per la campagna 2011, tra cui la fissazione di una data di riferimento per la stipula dei contratti anticipata a fine anno, per permettere una corretta e serena programmazione degli investimenti agricoli e delle attività industriali e di una forma contrattuale di riferimento a livello nazionale, vincolando le agevolazioni/incentivi, al rispetto di tali regole;
– la definizione di un marchio etico per il Made in Italy, legato al rispetto dei contratti e dei lavoratori.

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