Coldiretti, presidio al Brennero contro falso made in Italy

Presidio Coldiretti al BrenneroÈ cominciato, al Passo del Brennero, il presidio della Coldiretti che denuncia l’assenza di regole europee sulla provenienza e sulle caratteristiche dei prodotti alimentari importati.
Nell’area di parcheggio Brennero, sulla carreggiata sud dell’A22, camion e tir vengono fermati per controllare merci trasportate e “smascherare – spiegano gli organizzatori – il finto made in Italy”.

Dall’inizio della crisi sono state chiuse in Italia oltre 172.000 stalle e fattorie, ad un ritmo di oltre 60 al giorno, con effetti drammatici sull’economia, sulla sicurezza alimentare e sul presidio ambientale. E’ la denuncia di Coldiretti che ha presentato un dossier in occasione della prpotesta al valico del Brennero dove sono giunti migliaia di agricoltori “per fermare i traffici di una Europa che chiude le frontiere ai profughi e le spalanca alle schifezze alimentari – osserva l’organizzazione agricola -, mentre a Bruxelles si sono mobilitati i giovani della Coldiretti per chiedere un cambiamento delle politiche europee”.

Sono oggi meno di 750mila le aziende agricole sopravvissute in Italia – calcola Coldiretti – ma se l’abbandono continuerà a questo ritmo, in 33 anni non ci sarà piu’ agricoltura lungo la Penisola.
“Rischiamo di perdere un patrimonio del nostro Paese sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura che faccia bene all’economia all’ambiente e alla salute”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

Dalle frontiere italiane passano ogni giorno 3,5 milioni di litri di latte sterile, ma anche concentrati, cagliate, semilavorati e polveri per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatori – denuncia Coldiretti – sottolineando che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri e la metà delle mozzarelle in vendita sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta. In Italia – denunciano gli allevatori della Coldiretti – le poco più di 35.000 stalle sopravvissute hanno prodotto nel 2014 circa 110 milioni di quintali di latte, mentre sono circa 86 milioni di quintali le importazioni di latte equivalente: per ogni milione di quintale di latte importato in più – denuncia la Coldiretti – scompaiono 17mila mucche e 1200 occupati in agricoltura. E la situazione sta precipitando nel 2015 – aggiunge Coldiretti -, con il prezzo riconosciuto agli allevatori che non copre neanche i costi di produzione e spinge verso la chiusura gli allevamenti. L’impatto negativo è pero’ anche sulla sicurezza alimentare. Nell’ultimo anno – denuncia la Coldiretti – hanno addirittura superato il milione di quintali le cosiddette cagliate importate dall’estero, che ora rappresentano circa 10 milioni di quintali equivalenti di latte, pari al 10 per cento dell’intera produzione italiana. Si tratta di prelavorati industriali che vengono soprattutto dall’Est Europa che consentono di produrre mozzarelle e formaggi di bassa qualità. La situazione rischia di aggravarsi – conclude Coldiretti – con la richiesta della Commissione europea all’Italia di porre fine al divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari previsto storicamente dalla legge nazionale.

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