Coldiretti: tra emergenze vere e finte in dieci anni persi 5 miliardi

L’arrivo del batterio killer in Europa a dieci anni esatti dal primo caso di “mucca pazza” fa salire a 5 miliardi i danni provocati dalle psicosi nei consumi generati da emergenze alimentari, vere e presunte, che si sono verificate nell’ultimo decennio. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che il panico indiscriminato in Germania ha di fatto bloccato le spedizioni nazionali di frutta e verdure in quel paese con perdite di 3 milioni di euro al giorno per l’agricoltura nazionale. Dalla mucca pazza all’aviaria, dal latte cinese alla melamina a quello tedesco alla diossina ma anche grano canadese dall’ocratossina e olio di semi ucraino contaminato da idrocarburi, gli allarmi provenienti dalle diverse parti del mondo si sono moltiplicati negli ultimi dieci anni con pesanti effetti sull’economia, anche se non sempre – sottolinea la Coldiretti – hanno fatto seguito problemi concreti come sembra accadere nel caso dei cetrioli che le autorità sanitarie hanno scagionato. Sono state stimate pari a 2 miliardi le perdite subite dal sistema della produzione, trasformazione e commercio della carne subite solo a seguito dell’emergenza mucca pazza principalmente per il crollo dei consumi che – sottolinea la Coldiretti – si sono quasi dimezzati nel momento piu’ acuto della crisi per poi riprendersi molto lentamente nonostante le misure di prevenzione adottate. In questa direzione particolarmente efficace – sostiene la Coldiretti – si è dimostrata l’introduzione dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne bovina in vendita. Una misura che è stata introdotta in Italia con successo anche per la carne di pollo (2005) in occasione dell’emergenza influenza aviaria dopo un calo dei consumi che ha superato il 60 per cento nella fase piu’ critica e danni valutabili complessivamente in quasi un miliardo di euro. La mancata estensione di tale provvedimento a tutti i prodotti agroalimentari – continua la Coldiretti – ha certamente concorso ad aggravare i costi delle altre emergenze alimentari che si sono verificate nell’ultimo decennio, dal latte cinese alla melamina al grano canadese contaminato dall’ocratossina fino alla carne di maiale irlandese alla diossina che è stata trovata recentemente nei mangimi in Germania che è stato anche il Paese in cui è stata prodotta la prima mozzarella blu trovata in Italia. Il crollo dei consumi di frutta e verdura in Germania e in altri Paesi europei a seguito del “batterio killer” cade in una stagione importante per la produzione nazionale di frutta e verdura che – sottolinea la Coldiretti – rappresenta la voce piu’ importante delle esportazioni agroalimentari con un valore per un valore complessivo di 4,1 miliardi di euro, superiore a quello del vino. Occorre fare immediata chiarezza sull’evoluzione dell’ epidemia per superare una psicosi che rischia di essere devastante per la salute e per l’economia. Dopo le rassicurazioni del Ministero della Salute, l’unico vero pericolo che corre l’Italia è infatti il danno economico per i produttori agricoli. La grande reattività dei consumatori alle emergenze sanitarie alimentari è evidenziata dall’indagine Eurobarometro dalla quale si evidenzia che ben l’86 per cento degli italiani è preoccupato della sicurezza del cibo al quale viene addirittura associato un rischio potenziale superiore a quello di un incidente in macchina, dell’essere vittima della criminalità o delle malattie. In particolare – precisa la Coldiretti – il 57 per cento teme le contaminazioni del cibo da parte delle confezioni, l’80 per cento del virus dell’influenza aviaria, l’82 per cento degli italiani è preoccupato che nelle carni ci siano ormoni e l’83 per cento degli italiani teme la presenza di mercurio nel pesce o diossina nella carne. Il 60 per cento degli italiani secondo Eurobarometro ritiene che oggi ci siano regole restrittive nell’Unione Europea per quanto riguarda la sicurezza del cibo, ma una percentuale dell’80 per cento pensa che bisognerebbe fare di piu’. Un fattore considerato importante per la sicurezza del cibo è la provenienza dei cibi consumati, come conferma l’ultima indagine Coldiretti/Swg dalla quale emerge che – conclude la Coldiretti – ben il 97 per cento degli italiani ritiene che dovrebbe essere sempre indicato il luogo di allevamento o coltivazione dei prodotti contenuti negli alimenti.

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