“Con i piedi per terra” in tv : in campo le susine nostrane, a tavola l’ortica selvatica

Agri 1031_20140809 Tranche 02Originaria dell’Eurasia e del Nord America, la susina fu introdotta in Europa circa 20.000 anni fa. Di questo parleremo nella puntata di questa settimana,ma non solo. Perche’ nel finale andremo a tavola cucinando l’ortica.
Quanto alle susine , andremo a scoprire varieta’ , sistemi di alleamento e tipologie di raccolta nella pianura bagnacavallese, nel ravennnate, dove le susine stanno sostituendo pian piano molte coltivazioni di pesceh e nettarine, mostrando anche di essere una coltura non prettamente pedecollinare, ma adatta con le nuove varieta’ e con le nuove tecniche anche per i territori di pianura, come gia’ avvenuto per l’albicocco.A guidarci tecnici , ricercatori e coordinatori del mondo Agrintesa
Intanto una notazione dall’apparenza tecnica ma che poi ha a che fare con i mercati e anche i consumi…Le susine comprendono due tipi di frutti: le susine propriamente dette, o tipologia cino-giapponese, e le prugne, o susine europee. E tanto per fare un po’ di confusione le cino-giapponesi per esigenze climatiche ,si coltivano solo in Italia, Spagna ed Europa meridionale e sono le più richieste dal mercato In effetti le susine di tipo europeo, sono piu’ utilizzate per l’ essicazione o per la produzione di sciroppo. Anche se restano alcune nicchie produttive di pregio in aree particolarmente vocate.
Le susine fanno parte delle “drupacee minori”, ma non e’ una definizione corretta a livello mondiale dove la superficie coltivata ha superato i 2 milioni e mezzo di ettari (al primo posto tra le drupacee), con un incremento nell’ultimo decennio del 14%, mentre e’ calzante per l’Unione Europea dove sono in forte calo. E in Italia? Tanno assumendo sempre maggiore peso, anche per il lungo calendario produttivo varietale, da maggio a ottobre, per la loro conservabilita’ (ad es. la tardiva Angeleno alimenta i mercati europei fino al periodo natalizio) , per i loro pregi nutrizionali ( disseta, e’ ricca di potassio calcio e fosforo, vitamina A e antiossidanti) e per il loro sapore che sta ritrovando gli aromi piu’ antichi.
L’effetto propulsivo di una costante ricerca genetico-varietale, che ha ridisegnato lo standard qualitativo dell’offerta, è stato determinante negli ultimi anni per riaccendere l’interesse dei produttori verso questa specie, nonostante la gestione dei frutteti non sia sempre agevole a causa delle problematiche fitosanitarie, della complessa biologia fiorale e della variabile adattabilità pedo-climatica delle diverse cultivar.
Il susino si presta per diversificare altre produzioni frutticole di massa talora eccedentarie o in crisi di competitività perché in diverse regioni italiane riesce a raggiungere livelli produttivi quali-quantitativamente eccellenti, in grado di rifornire i mercati interni ed esteri con continuità crescente e riconosciuta distintività. Le susine in genere hanno buona accoglienza sui mercati ma spuntano prezzi interessanti solo quando la loro qualità si attesta al “top di gamma”. Dal punto di vista commerciale le susine si distinguono per il colore della buccia (nere, rosse, gialle): particolarmente interessanti sono quelle a buccia nera e polpa rossa, dalla grande attrattivita’.
Quanto all’ortica, in vista della Sagra di Malalbergo che si terra’ a fine agosto inizio settembre, il nostro prologo avviene in cucina, al podere Casino nel bolognese, dove oltre alla pasta all’ortica, ci sara’ una versione rivisitata del cappone ripieno e le crescentine fritte tutte verdi.

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