Confagri: no a liberalizzazione vigneti. De Castro: UE contraria

“Il 98% dei produttori europei è contrario alla liberalizzazione dei diritti di impianto dei vigneti. Eliminare questo strumento comporterebbe conseguenze economiche e sociali gravissime: eccedenze di produzione, delocalizzazione in zone a più alta resa per ettaro, competizione basata sui prezzi al ribasso”. Lo ha detto il presidente della Confagricoltura Mario Guidi. Liberalizzare i diritti d’impianto metterebbe a rischio il valore della produzione made in Italy, basata su territorio, ambiente e tipicità, ovvero sulla qualità, ha ribadito Guidi, parlando a un convegno sul tema, promosso a Roma dalla stessa organizzazione per discutere sulla proposta di modifica della prossima Ocm vino che prevede la liberalizzazione degli impianti a partire dal 2015. I diritti – ha proseguito – sono uno strumento che ha accompagnato la crescita del comparto, contribuendo a mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta. Non servono tanto a controllare la produzione, quanto a esprimere al meglio il nostro modello basato sulla qualità. Diciamo – ha precisato – che i diritti d’impianto stanno al settore del vino come un buon piano regolatore sta all’urbanistica”. Per Confagricoltura, non esiste dunque alcun strumento alternativo a quello dei diritti, che possono tuttavia essere migliorati, puntando su maggiore elasticità d’applicazione, regole certe, omogenee e semplici. “Sulla questione – ha detto il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento Ue, Paolo De Castro – sono piuttosto sereno. Il Parlamento si è già espresso a larga maggioranza contro la liberalizzazione, 16 Stati membri si sono dichiarati contrari e non capisco la ragione di creare un gruppo di Alto livello sul tema. I diritti di impianto funzionano, certo è possibile apportare qualche miglioria sulla flessibilità”. In tale ottica è stato presentato uno studio, commissionato dal Parlamento UE e realizzato da Inea, Inra, Cirve e Pe, con l’obiettivo di valutare l’impatto della liberalizzazione e del mantenimento dei diritti e di indicare alcune soluzioni per migliorare l’attuale sistema vigente. (ANSA)

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