Confagri, più vantaggi per chi fa agricoltura nelle aree protette

venadelgessoromagnoloI territori su cui ricadono le aree protette sono a stragrande maggioranza di proprietà privata e non pubblica. Confagricoltura, per la prima volta, ha voluto dare voce agli agricoltori, custodi e imprenditori di quei terreni che sono patrimonio paesaggistico dell’intera comunità ed ha riunito a Bologna, al convegno “Impresa, Proprietà e Territorio: l’attività agricola ed i vincoli ambientali”, una folta platea di rappresentanti del mondo istituzionale, agricolo ed universitario.
Agricoltura e ambiente sono da sempre un’interazione naturale. Ma oggi, più che mai, si leva l’allarme per chi fa agricoltura nelle aree protette. Sono in arrivo nuove regole. Circa 46mila ettari del territorio bolognese – e oltre 270mila di quello regionale – sono “oasi verdi” destinate alla conservazione della biodiversità e regolate da una rigida normativa che entrerà in vigore dopo l’estate: i piani di gestione dei Siti Rete Natura 2000.
Il mondo agricolo lamenta, da un lato, gli eccessivi divieti che limitano le scelte imprenditoriali: ostacoli alle lavorazioni degli impianti arborei ed erbacei; rigide direttive sull’uso di fitofarmaci; no alla bruciatura delle stoppie e no categorici alla realizzazione degli impianti fotovoltaici oltre all’obbligo di predisporre costose “Valutazioni di Impatto Ambientale” per i livellamenti dei terreni o per le nuove costruzioni quando interferiscono con le specie presenti (numerose, si sa, grazie anche alle migliorie degli agricoltori); dall’altro rivendica maggior rappresentanza agricola presso gli enti gestori delle aree protette e un indennizzo economico a fronte del lavoro svolto ogni giorno a tutela dell’ambiente.
“Ci troviamo di fronte a provvedimenti calati dall’alto senza alcuna possibilità di confronto e concertazione. E a tale sistema di vincoli non corrisponde alcun sostegno economico alle imprese agricole” – ha detto nell’introduzione al convegno Gianni Tosi, presidente di Confagricoltura Bologna.
“Fin dalla nascita della legge sugli Enti Parchi – ha precisato Guglielmo Garagnani presidente di Confagricoltura Emilia Romagna – gli agricoltori sono rimasti fuori dai giochi. Poi per quanto riguarda la direttiva nitrati, è mancato il confronto con l’Assessorato regionale all’Ambiente e c’è stata di fatto una non discussione. Fino al nuovo Piano di gestione dei rifiuti proposto dall’Assessore Freda e clamorosamente bocciato da molte province. E’ dovuto intervenire in prima persona il presidente della regione Vasco Errani. Ci piacerebbe che anche la problematica relativa ai Siti di Rete Natura 2000 fosse affrontata direttamente dal presidente Errani”.
“Bisogna coniugare ambiente, economia e aspetti sociali: la politica comunitaria va in questa direzione – ha sottolineato Giuseppe Bortone, direttore generale Assessorato Ambiente Regione Emilia Romagna –. Tutte le direttive richiedono una condivisione. C’è la mia piena disponibilità al percorso di concertazione per valutare la coerenza dei piani di gestione dei siti della Rete Natura 2000 rispetto agli obiettivi di tutela della biodiversità che devono essere comunque raggiunti”.
“Cosa stiamo facendo per definire un rapporto più equilibrato tra le politiche ambientali e quelle agricole? Per i territori della Rete Natura 2000 – ha affermato Tiberio Rabboni Assessore Agricoltura Regione Emilia Romagna – la concertazione con le parti sociali è un dovere. Bisogna far valere il principio che le misure di conservazione non possono essere generalizzate”.
“In Italia gli agricoltori – ha concluso Mario Guidi presidente nazionale di Confagricoltura – sono meno proprietari degli altri proprietari (proprietari di case, capannoni, ecc). La mancanza di dialogo con il proprietario agricolo, è un vulnus che la nostra società non si può permettere. I partiti politici hanno perso il controllo della base. L’ambiente sovrasta l’agricoltura e l’Italia è mal governata. La politica ambientale viene decisa senza consultare il mondo agricolo. Invece c’è bisogno degli agricoltori. Quale risultato potremmo ottenere se questi sparissero da certe zone? Noi siamo un paese con tante aree protette. Ma siamo sicuri di aver bisogno di allargare le aree protette in Italia? Ci dobbiamo sedere a un tavolo con i professionisti dell’agricoltura e dell’ambiente e con i professionisti delle norme. Vogliamo un paese dell’equilibrio nel rapporto con le istituzioni ma anche un paese dello sviluppo. E anche un paese che vada verso l’innovazione. Oggi le organizzazioni professionali devono “urlare in faccia” alle istituzioni le esigenze della propria base. Non ci possiamo più permettere di creare nuovi vincoli e norme. Il paese ha bisogno di una boccata di ossigeno. L’agricoltura in Italia avrà sempre un futuro. Noi agricoltori, però, dobbiamo occuparci di più di associazionismo e rappresentanza”.

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