Confagricoltura: i prezzi delle commodity agricole saranno il barometro della recessione

Sarà l’andamento dei prezzi delle commodity agricole il barometro della crisi finanziaria che sta scuotendo da inizio estate le Borse mondiali. A dirlo è Confagricoltura, sull’analisi del rapporto pubblicato lunedì scorso da Agritel, la società francese di consulenza specializzata nella gestione del rischio nel settore agricolo e agroalimentare.
Le materie prime agricole, ad agosto, sono state viste come un rifugio sicuro dagli operatori finanziari, infatti mentre nel mese l’indice CAC della Borsa di Parigi ha perso
oltre l’11%, i prezzi delle commodity come soia, mais e grano sono cresciuti di oltre il 10%. Pur tenendo conto delle variabili climatiche negative i rialzi sono stati evidentemente rinforzati dallo spostamento di capitali dal mercato finanziario.
Secondo il rapporto Agritel se questo fenomeno proseguirà la crisi, seppur pesante, potrà comunque essere archiviata in tempi fisiologici. Se invece si dovesse assistere ad un declino dei corsi di questi prodotti vorrà dire che l’impatto della crisi finanziaria è tanto violento da ripercuotersi anche sulla domanda dei generi di prima necessità.
Se per quanto riguarda l’alimentazione umana la domanda è praticamente incomprimibile, sui mangimi animali e sull’industria (biocarburanti compresi) l’impatto della crisi globale sarebbe sentito in tutti i suoi effetti. Visto che, per quanto riguarda il frumento, il 70% del consumo è destinato all’alimentazione umana, il 17% al settore animale e solo il 3% all’industria, mentre il mais – facendo l’esempio degli Usa – va oltre il 40% al settore dei biocarburanti, le conseguenze di una grave crisi finanziaria avrebbero una ricaduta maggiore sui prezzi del mais rispetto a quelli del frumento. Il fatto è che dovremmo guardare in questo contesto l’atteggiamento dei fondi in questo settore.
I movimenti finanziari sulle materie prime agricole sono monitorati dai dati del CFTC (Commodities Futures Trade Commission), da cui si può vedere che in agosto gli acquisti sono generalmente aumentati in media del 35% per il mais e del 300% per la soia 300%, mentre si sono ridotti del 50% per il grano.
In conclusione ad agosto sono stati i fondamentali economici i registi dei movimenti dei prezzi in aumento delle commodity agricole e i fondi di investimento hanno soltanto accompagnato questo movimento naturale. La riduzione dell’offerta causata dai fattori climatici sfavorevoli è stato l’elemento chiave.
Ora invece, se si determinasse una convergenza tra ribasso dei prezzi delle materie prime agricole e calo dei mercati azionari o obbligazionari sarebbe – conclude Confagricoltura – un allarmante segnale di ingresso in una crisi prolungata, destinata a sfociare nella recessione.

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