Febbraio deludente per l’export agricolo: giu’ quasi del 7%

“Riprendono le esportazioni (+7,3%), ma non nel settore agricolo (-6,8%)”. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati Istat diffusi oggi sul commercio estero a febbraio.“I problemi connessi all’eccezionale ondata di maltempo – pone in evidenza Confagricoltura – hanno penalizzato notevolmente le produzioni agricole italiane che, negli ultimi anni, invece avevano avuto quasi sempre performance migliori rispetto all’export complessivo nazionale”. “L’agricoltura – prosegue l’Organizzazione – è in grandissima difficoltà, non riesce a preservare le sue quote di mercato ed è sempre più debole sul fronte delle importazioni, anche per scelte miopi come quella del recente accordo bilaterale dell’Unione europea con il Marocco”.“Occorre – ad avviso di Confagricoltura – rafforzare la capacità delle imprese di esportare e di investire all’estero, razionalizzando le risorse, con dotazioni finanziarie sufficienti, stabilendo priorità di azioni e creando strumenti normativi che le sostengano direttamente”.
E questo il commento della CIA sull’ export agricolo che va giu’ del 6, 8%: “Il 2012 si annuncia un anno “nero” per l’export agricolo. Mentre spaghetti, vino e parmigiano continuano a registrare nuovi record oltreconfine, i prodotti agricoli freschi subiscono una brusca battuta d’arresto sui mercati stranieri. A febbraio, infatti, mentre le esportazioni agroalimentari mettono le ali e segnano un ennesimo incremento del 12,7 per cento tendenziale, le vendite all’estero di legumi, ortaggi, agrumi e frutta fresca calano drasticamente del 6,8 per cento. Una performance negativa che segue il segno meno di gennaio (-11,4 per cento), ma anche il risultato deludente dello scorso anno. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, sulla base dei dati sul commercio estero diffusi oggi dall’Istat.Nel complesso del 2011 -ricorda la Cia- l’export del “made in Italy” agroalimentare e’ cresciuto dell’8,5 per cento, trainato soprattutto da vino (+12 per cento), formaggi (+16 per cento) e pasta (+7,4 per cento), mentre le esportazioni di ortofrutta sono diminuite in totale del 2,3 per cento, trascinate in basso in particolare dall’andamento degli ortaggi, precipitati giu’ del 9,4 per cento. Colpa dell’allarme “batterio killer”, che ha travolto mezza Europa e che ha bruciato per oltre un mese le spedizioni italiane all’estero con un danno di oltre mezzo miliardo di euro al settore. Un’emergenza, quella dell’Escherichia coli, a cui vanno aggiunti i danni prodotti dalle ondate di maltempo e gelo (a novembre prima e a febbraio poi) e da vicende come quella del blocco dei tir -continua la Cia- che hanno fatto saltare piu’ contratti e commesse oltreconfine agli agricoltori. Senza contare l’aumento costante dei costi di produzione e il parallelo crollo delle quotazioni all’origine per l’ortofrutta, che hanno scoraggiato molti a piantare con un aumento del 5,5 per cento dei terreni lasciati a riposo. Tutti motivi che spiegano il trend negativo dell’export agricolo, dopo anni con il segno piu’.
Ora bisogna tirare fuori da questo impasse l’export agricolo, tanto piu’ che l’Italia con 36 milioni di tonnellate di ortofrutta prodotte ogni anno (per un valore di quasi 12 miliardi di euro) e’ e deve rimanere uno dei principali leader mondiali. Ecco perche’ occorre, per esempio, una politica di promozione efficace sulle vetrine internazionali che riporti i prodotti della nostra agricoltura sulla scia positiva del successo dell’agroalimentare “made in Italy” nel mondo. E’ molto importante soprattutto in una fase economica critica come quella attuale -conclude la Cia- in cui la domanda estera da’ un apporto essenziale a sostegno del comparto agricolo e alimentare quando i consumi interni invece languono.(AGI)

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