Conigli: Anlac, serve etichettatura


“Non possiamo più ragionare parlando soltanto d’ Italia, anche se il mercato di riferimento prevalente è quello, ma dobbiamo farlo parlando di mercato comune europeo e globale. L’ Europa, tuttavia, non ci tutela come dovrebbe”. Lo ha dichiarato Saverio De Bonis, Presidente dell’Anlac, Associazione nazionale liberi allevatori di conigli, aderente ad AGCI Agrital e membro della Commissione CUN Conigli.

Dal lato dei consumi, le informazioni di mercato attestano, negli ultimi sei mesi, un lieve calo (-2%), mentre dal lato dell’ offerta, confermano una contrazione degli allevamenti pari al 30-40%, che prosegue da diversi anni, nonostante un Piano di rilancio del settore. Di conseguenza, il calo delle produzioni supera di gran lunga quello dei consumi e il deficit viene compensato con le importazioni, che nel periodo gennaio-maggio 2012, in volume, pur essendo in diminuzione (-17%), rispetto allo stesso periodo del 2011, superano comunque i centomila conigli a settimana. Una quantità enorme, oltre un quinto delle macellazioni nazionali, senza considerare quelli che si mascherano sotto la voce di selvaggina.

Così, nonostante Ismea certifichi una rarefazione dal lato dell’ offerta presso la GDO, assistiamo ad importazioni di prodotti di dubbia origine, in prevalenza congelati (60%), spacciati per italiani, la cui qualità è molto scadente, con standard sanitari diversi ed etichette camuffate, che falsano il mercato nazionale del fresco, oltre ad ingannare i consumatori. E gran parte di questo congelato finisce nei laboratori di lavorazione, che non hanno nessun obbligo di indicare la provenienza e dove i controlli sui residui nelle carni andrebbero intensificati.

E’ ora che il governo italiano intervenga energicamente, per aumentare i controlli, far luce sugli ostacoli alla libera circolazione intracomunitaria delle merci e rendere obbligatoria l’ etichettatura di origine della carne di coniglio, dando seguito agli indirizzi delle risoluzioni parlamentari, specie dopo l’incomprensibile esclusione in ambito europeo. Solo così riusciremo a tutelare efficacemente il primo mercato europeo e a valorizzare il prodotto fresco nazionale.

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