Consorzio Prosecco Superiore, no a omologazione

proseccobello
C’è Prosecco e Prosecco. E ‘Vino in Villa’, la manifestazione promossa dal Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore oggi nei territori della Docg veneta e domani al Castello di Susegana, vuole dimostrarlo. “Un vino autoctono come il nostro, che ha due secoli di storia in loco documentata, dice no al rischio omologazione” ha detto il direttore del Consorzio di tutela Giancarlo Vettorello, davanti a una platea di 150 giornalisti provenienti in gran parte da Cina, India, Giappone, Nord Europa Usa e Australia, le nuove e vecchie frontiere di mercato per questa denominazione. “Vogliamo fare guerra totale – ha aggiunto – a questa idea del Prosecco come mondo unico. Le colline sono un patrimonio e noi vogliamo mostrare le differenze che caratterizzano l’arcipelago di valori che sta dietro a una bottiglia di Prosecco”. Oggi la Prosecco Doc comprende nove province, tra Veneto e Friuli (circa 560 Comuni), mentre il Prosecco Superiore Docg è una esclusiva dell’area storica, che riguarda appena 15 Comuni, una zona interamente collinare dove è nato lo stesso metodo di produzione del Conegliano Valdobbiadene Superiore. Oggi in Europa, Prosecco identifica una denominazione contro imitazioni infinite, come il prosecco del Palatinato. “Il nostro è un mondo unico nella tutela del marchio Prosecco – ha detto la vice presidente del Consorzio Elvira Bortolomiol – che qui è nato. Ci sono però due mondi, l’area storica e la pianura. Non dobbiamo farci la guerra perché ci unisce un brand vincente nel mondo, ma il Prosecco Superiore ha la sua storia, costi di produzione tripli per la raccolta manuale su scoscesi pendii, valori e tradizioni secolari. Non a caso è area candidata al riconoscimento di patrimonio Unesco”. Di Prosecco Doc nel 2012, ha precisato il direttore Vettorello, sono state prodotte 230 milioni di bottiglie da 19.700 ettari. Mentre le bottiglie di Conegliano Valdobbiadene Superiore sono poco oltre i 68 milioni, prodotte da 168 case spumantistiche in 6.258 ettari. Il fatturato 2012 di questa Docg, chiusa a Sud dal fiume Piave e a Nord dalle Prealpi, vale 450 milioni di euro con una quota export del 42%. “Siamo orgogliosi di vendere circa il 60% in Italia – ha sottolineato Vettorello – e ci teniamo a essere presenti nel nostro Paese, anche se il Sud assorbe appena il 12% delle vendite”.(ANSA).

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