Consumi alimentari: prezzi in calo,acquisti fermi, export vola

Nel terzo trimestre 2010 i consumi alimentari domestici non mostrano segnali di ripresa. E’ quanto emerge dall’indice destagionalizzato Ismea delle quantita’ acquistate (definitive fino ad agosto, stimate per settembre) che segna un -0,4% sull’analogo periodo dell’anno scorso, dopo il -0,8% registrato nel secondo trimestre e il +0,7% dei primi tre mesi dell’anno. Complessivamente – precisa una nota – nei primi nove mesi del 2010 si stimano consumi domestici alimentari pressoche’ stabili, con un -0,2% sullo stesso periodo del 2009, mentre la spesa continua a diminuire per effetto anche della riduzione dell’1,3% dei prezzi medi al consumo. Sul fronte dell’export arrivano le notizie migliori per l’agroalimentare italiano che mette a segno un +9,3% nei primi 6 mesi del 2010. Il dato complessivo sui volumi di acquisto nasconde, tuttavia, al suo interno, dinamiche molto differenti da settore a settore. Mentre le carni bovine e i vini e spumanti registrano nei primi nove mesi del 2010 un calo rispettivamente del 4,2% e del 3,6%, confermando il trend negativo del 2009, si arresta invece la dinamica flessiva per i derivati dei cereali (+0,5%) e cede il passo alla ripresa per l’olio d’oliva (+1,9%) e per le carni suine e i salumi (+0,8%). Il buon andamento del 2009 viene confermato per latte e derivati (+0,9%) e carni avicole (+0,6%), mentre subisce una battuta d’arresto per prodotti ittici (-1,1%), per gli ortaggi (-0,1%) e per la frutta (-0,4%). I maggiori tassi di crescita nei volumi pero’ li hanno segnati nei 9 mesi gli ortaggi di IV gamma (+10,2%), i sostituti del pane (+3,8%), lo yogurt (+3,5%), il latte fresco (+3,2%), il Grana Padano (+2,9%), i prodotti per la prima colazione e i dolciumi (+2,9%), il pollo (+2,7%) e l’olio extravergine di oliva (+2,4%). Decisiva – rileva l’Ismea – per alcuni prodotti la politica di ribasso dei prezzi, come nel caso dell’olio extravergine di oliva (-6,4% la flessione del prezzo medio al consumo) e dello yogurt (-6,2%). In generale, comunque, si osserva che la dinamica positiva dei consumi e’ accompagnata quasi sempre dalla riduzione dei prezzi medi al consumo, fa eccezione il Grana Padano che continua a manifestare dei rialzi (+4,2% sempre nei primi nove mesi del 2010). A trovare meno spazio sulla tavola degli italiani sarebbero, invece, secondo l’indice Ismea, le carni fresche bovine (sia vitello che bovino adulto) la cui flessione e’ stata molto significativa (-4,9% sempre nel periodo gen-sett. 2010), il pesce fresco (-3,8%), la pasta di semola (-2,4%), il pane (-2,3%), i vini Doc, Docg, Igt e comuni (-1,8%) e gli ortaggi e legumi freschi (-1,7%).
Dal lato dei canali di vendita, per i primi nove mesi del 2010 la dinamica tendenziale dell’indice degli acquisti appare positiva per la GDA nel complesso. I supermercati e ipermercati segnano un +0,5% ma vedono la loro quota di mercato ferma al 70% ormai dal 2007. Particolarmente premiati risultano i discount che hanno raggiunto una quota pari al 6,5% sul totale degli acquisti, grazie alla competizione giocata sul prezzo e le superette ”di prossimita”’, la cui incidenza e’ tornata a crescere fino a raggiungere l’attuale 4,6%. Non si arresta, invece la crisi del dettaglio tradizionale. Sul fronte dell’export arrivano le notizie migliori per l’agroalimentare italiano che mette a segno un +9,3% nei primi 6 mesi del 2010. Per i prodotti piu’ rappresentativi del Made in Italy, i primi sei mesi dell’anno hanno segnato una crescita dei flussi in valore del 7,5%. Tutti i comparti hanno evidenziato un miglioramento, ad eccezione della pasta e del riso. Significative, in particolare, le vendite oltre frontiera di vini (+8,6%), frutta fresca (+7,3%), formaggi e i latticini (+15,3%), prodotti dolciari (+18,5%), olio di oliva (+13,5%), carni suine preparate e salumi (+13,5%). (ANSA)

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