Consumi spumanti in rialzo in Italia,+0,7% e 1 mld fatturato

Gli spumanti italiani sul mercato nazionale segnano nel 2015 una crescita in volume del 0,7% sul 2014, concomitante a un aumento del prezzo medio al consumo del 0,5%, posizionato a 6,9 euro a bottiglia. Nel 2015 sono state stappate 147,4 milioni di bottiglie, pari ad un fatturato di circa 1 miliardo di euro. Lo rende noto l’Ovse-Osservatorio economico indipendente dei vini e spumanti.
Sul mercato italiano e fra le etichette nazionali, il Prosecco Docg-Doc domina con una quota del 68%: l’aumento di prezzo, dal 2014 al 2015, sullo scaffale e in enoteca va da un minimo del 3-4% fino al 10-15% per alcune tipologie. Il Prosecco sul mercato interno cresce in volume e in fatturato, continua a rosicchiare spazi e mercato ad altri spumanti generici. Il Prosecco Docg-Doc consumato in Italia vale alla produzione 240 milioni di euro, a fronte di un fatturato al consumo nazionale superiore al mezzo miliardo di euro. Mercato interno differenziato anche per il metodo tradizionale: il Franciacorta cresce nei consumi sia domestici che in horeca per il 7% con prezzi stabili al consumo, per un valore alla produzione che sfiora i 100 milioni di euro e un giro d’affari prossimo al traguardo dei 230 milioni di euro.
Dati inversi invece per tutte le altre bollicine come Oltrepò Docg-Doc, TrentoDoc, Altalanga con volumi leggermente in calo o stabili e fatturato globale in crescita (+0,9%). Bene le bollicine sparse nelle varie Doc italiane (Gavi, Lugana, Soave, Trentino, Verdicchio) nei mercati prossimali e locali: in crescita volumi e valori al consumo, entrambi intorno all’0,9%.
Franciacorta con consumi interni annui vicinissimi ai 15 milioni di bottiglie doppia e supera il Trentodoc a 7 milioni di bottiglie.
“Finalmente c’è il ritorno al segno più dopo anni di decrescita. Ma attenzione, può essere un dato occasionale se non si interviene con una politica nazionale specifica e coordinata pubblico-privato su promo-commercializzazione e promo-informazione nel mercato interno, come è stato fino al 2010”, così Giampietro Comolli, fondatore di Ovse. “Due terzi d’Italia consuma meno di 1/3 di bollicine stappate nelle regioni Nord-Italia – aggiunge Comolli – Le cantine devono puntare a sviluppare il mercato interno, per dare peso specifico e valore aggiunto al prodotto. L’export fa bilancio d’impresa, ma la crescita economica viene dalla ampiezza e diffusione dei consumi interni”.

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