Contadini o caporali? Le prese di posizione dei lavoratori del sud

abruzzo2“Ma siamo contadini o caporali? Parafrasare Toto’ è fin troppo facile.” Cosi’ comincia la lettera aperta arrivata in redazione e firmata da Nunzio Marcelli – Presidente Arpo (Associazione Allevatori Ovicaprini
d’Abruzzo) – ” La grande attenzione suscitata giustamente dal nuovo “caporalato” in agricoltura per il reclutamento di manovalanza sottopagata e senza diritti (ma assicuriamo che ne esistono di analoghi in altri settori, tipico quello dell’edilizia e nelle enclave cinesi in Italia, fabbriche e centri commerciali che cominciano ad ingaggiare manodopera italiana, e non solo al Sud) ha fatto esprimere già più volte diversi Ministri della Repubblica in materia.” “Certo, serve l’impegno alla repressione. Certo, servono i controlli. Tuttavia ci sembra che sfugga un elemento fondamentale: la tutela dell’agricoltura che serve davvero al nostro paese, l’agricoltura tradizionale, i piccoli produttori, i prodotti di qualità. A chi ci dice che sembra Davide contro Golia, rispondiamo: sì; infatti come Davide siamo convinti che si possa vincere contro il gigante che vuole che tutto debba essere quantità, che tutto dipenda dai grandi numeri, dalla produzione in serie, che portano al latifondo e al caporalato, appunto. Si può fare: se l’Italia, come dovrebbe aver già fatto da tempo, e le Regioni, che gestiscono i fondi europei per l’agricoltura, si decidono ad investire davvero seriamente sui prodotti di filiera, di qualità, sulle produzioni da valorizzare, e sul certificare – seriamente – l’origine del prodotto, e garantire con marchi controllati la produzione ad emissioni zero (che esiste ed è quella che non tiene gli animali in stalla ma al pascolo, che non sparge ovunque fertilizzanti chimici ma punta su prodotti sani e buoni, come i nostri territori sanno fare, se li sosteniamo invece di darli in pasto al mercato globale dove non possono competere). Emergono sempre più realtà di società di capitali, senza nessun legame con i territori, che affittano i terreni stagionalmente per sfruttarli in modo intensivo, anche grazie alle pratiche di caporalato, e poi abbandonarli, non senza aver attinto ai fondi comunitari: realtà per le quali la predazione è fonte di grandi profitti, mentre nel mondo “Italia” vuol dire buona cucina, mangiare bene. E mangiare bene dipende, prima di tutto, dal produrre buono: buono in senso di sano, ma anche di etico, rispettoso del territorio e delle persone.”
“Il caporalato – prosegue Nunzio Marcelli – è un fenomeno rilevante, ma è solo la punta dell’iceberg di
un paese che non sa più riconoscere i valori del suo territorio, la qualità della sua agricoltura e allevamento, che non sa dare forza e voce a chi ogni giorno fa grande il nome dell’Italia nel mondo.
Si continua a dire che si vuole la qualità, ma si temono le lobby della quantità, che continuano a dettare l’agenda. In questo modo, inutile dirlo, siamo di nuovo e ancora tutti caporali.”
Cosi’ conclude Arpo, mentre sullo stesso tema si esprime il segretario generale della Uila-Uil, Stefano Mantegazza , in seguito alle ultime notizie relative ad un nuovo caso di sfruttamento in provincia di Foggia, lanciando un appello al Governo ad intervenire tempestivamente per contrastare il fenomeno.. “Il Governo intervenga subito con un decreto legge” – dichiara – “Ci auguriamo che sia fatta immediata chiarezza sull’ultimo drammatico caso che riguarderebbe la morte di un immigrato nelle campagne di Rignano Garganico e speriamo che questa ennesima tragedia di lavoro nero spinga il Governo ad agire con estrema urgenza, come stiamo chiedendo da tempo. Noi condividiamo pienamente le proposte avanzate dai Ministri Martina e Orlando, comprese quelle che abbiamo letto con attenzione dalle pagine di Repubblica, per la lotta a lavoro nero e caporalato, ma è necessario renderle immediatamente operative con un decreto legge”. “Vorremmo che i buoni propositi dei ministri fossero integrati con le proposte che presenteremo, domani, alla riunione convocata presso il Mipaaf per illustrare il piano di azione del Governo sul tema” aggiunge Mantegazza. “Sono alle porte la raccolta dell’uva e delle olive, gli ultimi due momenti dell’anno in cui centinaia di migliaia di braccianti agricoli saranno impegnati nel lavoro sui campi. E’ dunque questa l’occasione per segnare un cambio di rotta e intervenire con attività concrete. La cartina di tornasole tra i buoni propositi e le azioni operative, infatti, si vedrà dallo strumento che il governo sceglierà di adottare: se si interverrà con un decreto le misure saranno immediatamente operative, mentre se si opterà per un disegno di legge sarà l’ennesimo segnale che i buoni propositi andranno in soffitta.”

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