Contributi Ue: Confagri E-R, no a rendite e aziende agricole inesistenti


“Bisogna smettere di continuare a leggere i dati UE sull’utilizzo dei fondi comunitari richiamando unicamente l’attenzione sui contributi percepiti dalle grandi proprietà mentre non si dice nulla sulle migliaia di microscopiche proprietà che ricevono contributi inferiori ai 500 euro palesando una realtà economica produttiva riconducibile all’orto di casa che nulla hanno a che vedere con le imprese agricole” E’ amaro lo sfogo del Presidente di Confagricoltura Emilia – Romagna, Guglielmo Garagnani sulle prime proiezioni pubblicate dalla Commissione europea in merito alla distribuzione degli aiuti diretti.

“E’ necessario- ha proseguito il Presidente – iniziare ad affrontare con serietà e senza alcuna demagogia , in vista della nuova riforma PAC, il tema della ripartizione delle risorse operando non solo per colpire le rendite fondiarie di qualunque dimensione che non producono né reddito né occupazione ma soprattutto per interrompere quella che fino ad oggi è stata la polverizzazione delle risorse verso tipologie di domande che per loro dimensione economica (meno di 500 euro) si rivolgono a soggetti che certamente non vivono di attività agricola. Riteniamo – rimarca Garagnani – sia inderogabile negare l’accesso alla nuova Pac alle domande minimali. Questo produrrebbe una reale valorizzazione delle risorse UE finalizzata a sostenere imprese in grado di stare sul mercato creando occupazione con una reale semplificazione e si liberebbero energie per accelerare i pagamenti delle domande in dicembre, come avviene negli altri paesi”.

Secondo il vertice dell’Associazione è infatti innegabile che, eliminando più del 40% delle domande oggi presentate, si ridurrebbero consistentemente i tempi per i controlli e per le verifiche necessari agli Organismi pagatori per procedere all’erogazione dei premi. Questo potrebbe avere ripercussione anche sull’indotto che interessa le domande per i finanziamenti, come i Caa e gli studi professionali, ma “il bene delle aziende non può essere piegato a interessi di bottega di qualcuno – spiega Garagnani – e il sistema deve essere fortemente semplificato per ricollocare alle aziende stesse le risorse che si andranno a risparmiare sull’informatica degli Organismi Pagatori, sui controlli in campo, sui costi delle predisposizione delle domande e infine sulla gestione dei fascicoli”.

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