Contro le frodi gli enologi chiedono la “carta d’identità” del vino

Il vino italiano continua a subire forti danni dal fenomeno della contraffazione e gli enologi italiani, riuniti fino al 12 luglio nel 66mo congresso di Assoenologi ad Orvieto, rilanciano la necessità dell’analisi del Dna del vino per tracciare una sorta di ‘carta di identita” che tuteli la produzione nazionale. La levata di scudi di Assoenologi verso quel fenomeno di ‘Italian sounding’ che in alcuni Paesi riguarda una bottiglia su tre di vino italiano, è tanto più motivata dall’andamento brillante che registra l’export della produzione nazionale vitivinicola. Mentre i consumi interni sono in fase di stallo, le consegne sui mercati esteri hanno registrato nel primi tre mesi dell’anno un aumento del 13,9% (e del 14,5% in valore). Quasi il 50% del vino italiano – sottolinea Assoenologi – si dirige oltreconfine. Sempre lanciati gli spumanti (+25%). “Ma la vera sorpresa – osserva il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli – è il vino in bottiglia che mostra un’ espansione dei valori del +7,4%, mentre il valore medio è in crescita del 10,6%”. I mercati che nell’ultimo anno hanno considerevolmente aumentato la richiesta di prodotto italiano sono quello cinese (+84,7%) e quello russo (+76,6%). In quest’ultimo in particolare le esportazioni di vino italiano sono raddoppiate (+91%) ma sono però scattati superdazi che rischiano di frenare la forte crescita dei consumi del prodotto italiano, lamenta la Coldiretti dopo “un risultato dovuto anche alle ottime performance dei nostri spumanti che rappresentano in valore oltre un terzo delle esportazioni complessive di vino”. L’assessore all’agricoltura del Veneto, Franco Manzato, chiede al premier di chiamare Putin per protestare contro i dazi che impongono una tassa di 1,6 euro per le bottiglie da 0,75 litri contro gli 0,80 euro imposti alla Francia e alla Spagna. Tradotto vuol dire che il vino italiano a Mosca costerà il 30% in più. In Cina, invece, il boom dell’import sta in particolare invogliando la classe benestante, colta e attratta dai costumi occidentali (una platea di circa 100 milioni di persone) a richiedere il vino di qualità, come status symbol del proprio livello sociale. “Ma il prodotto – sottolinea Maurizio Conz, broker vitivinicolo per i Paesi asiatici e la Cina – inizia ad interessare anche le classi meno abbienti, che possono acquistare i vini più economici nella varie catene di supermercatì Per difendere l’immagine e il valore del vino italiano all’estero, la via indicata da Assoenologi è quella di utilizzare le varie analisi a disposizione dei tecnici – anche altamente sofisticate come quella sul dna del vino, dell’acido shikimico, dei flavonoli nei vini bianchi e degli antociani in quelli rossi – per smascherare le frodi. Nell’ultimo anno sono stati portati a termine dall’Ispettorato controllo qualità del ministero delle politiche agricole sequestri per 11,5 milioni di euro ed è spesso emersa una convivenza tra le aziende vitivinicole e società di intermediazione per i mercati esteri. Le frodi più ricorrenti e anche più dannose per l’immagine del vino italiano nel mondo sono quelle che riguardano il rispetto dell’origine varietale, ovvero la corrispondenza tra il vitigno indicato in etichetta e quello da cui proviene il vino contenuto effettivamente nella bottiglia. (di Cristina Latessa) (ANSA)

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