Cooperazione agricola: in piena crisi fatturato cresciuto del 9%

FOTO_3Crescita nel Sud, politiche di branding ed export. Sono le 3 parole d’ordine del post crisi per il sistema della cooperazione agroalimentare italiana, che negli anni più neri (2011-2013) ha registrato una crescita del fatturato quasi doppia rispetto all’industria alimentare del Paese (+9% contro +5%). L’istantanea presentata oggi a Roma dall’Osservatorio della cooperazione agricola italiana, istituito dal ministero delle Politiche agroalimentari e forestali e sostenuto dalle quattro Organizzazioni di rappresentanza delle cooperative dell’agroalimentare (Agci-Agrital, Fedagri Confcooperative, Legacoop Agroalimentare ed Unicoop) fornisce un identikit sempre più corposo del comparto.
Per Nomisma, che ha svolto la ricerca, è di 36,1mld di euro il fatturato annuo (2013) prodotto dalle 5.024 imprese collettive associate, con 92mila addetti e 815.898 adesioni: numeri che collocano l’Italia al terzo posto per fatturato nella speciale classifica Ue della cooperazione agroalimentare e al primo posto per numero di imprese, rispettivamente con quote del 10% e del 27% sul totale delle compagini europee.

“I dati evidenziati dall’Osservatorio – ha detto il presidente di Alleanza delle Cooperative – settore Agroalimentare, Giorgio Mercuri – se da una parte sono importanti e confermano il sistema vincente della nostra cooperazione, dall’altra indicano che ci sono ampi margini di miglioramento. È vero infatti – ha proseguito Mercuri – che non possiamo ancora parlare di modello italiano della cooperazione se prima non omogeneizziamo, anche in termini di valore prodotto, il sistema associativo su tutto il territorio nazionale e se non proseguiamo nel processo di aggregazione e potenziamento delle nostre cooperative. In questo modo i nostri prodotti – ha concluso – potranno contare di più sui mercati internazionali, che costituiscono il futuro sempre più prossimo per le nostre organizzazioni”.

Un percorso, annota la ricerca, già intrapreso con successo da 4 regioni italiane del Nord – Emilia Romagna, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto – che da sole valgono il 75% del fatturato complessivo del sistema cooperativo italiano. Regioni, queste ultime, a cui si deve gran parte della centralità della cooperazione nel sistema primario, con il 24% del giro d’affari totale dell’agroalimentare nazionale e il 36% degli approvvigionamenti della materia prima agricola.

Per il viceministro del Mipaaf, Andrea Olivero: “Il settore agroalimentare oggi più che mai è al centro dell’attenzione del Governo e della politica economica, come dimostrano le scelte perseguite in questi mesi tese ad una visione del settore che ha come punti di forza l’innovazione, la sostenibilità ambientale, la semplificazione, l’accesso al credito. Il mondo della cooperazione, e i dati lusinghieri che sono stati presentati oggi lo dimostrano, è in grado di valorizzare più di un terzo della produzione agricola nazionale, ha una notevole propensione all’export delle nostre eccellenze agro-alimentari. Dobbiamo certamente trovare soluzioni che possano ridurre lo squilibrio che anche quest’anno ritroviamo tra Nord e Sud, una sfida da perseguire collettivamente come sistema paese. Perciò il mio impegno oggi è di proseguire quel lavoro di squadra finalizzato a garantire sul piano legislativo e normativo quanto risponde ai fabbisogni di questa agricoltura rinnovata che ha in sé la valorizzazione dei prodotti, dei territori, delle tradizioni e delle persone”.

Per la responsabile Cooperazione di Nomisma, Ersilia di Tullio, che ha presentato la ricerca: “La cooperazione italiana ha retto l’onda d’urto della crisi. Superata questa fase occorre guardare avanti e porsi nuovi obiettivi di crescita, guardando a quel che avviene oltre i confini nazionali. In Francia, ad esempio, la cooperazione agroalimentare, con un numero di imprese pari a poco più della metà dell’Italia e quasi 85mld di euro di fatturato, rappresenta il 40% della produzione alimentare. Altro aspetto significativo dei francesi, è l’efficacia nel valorizzare i propri prodotti attraverso politiche di marca, con 1 brand alimentare su 3 che appartiene alla cooperazione”.
 

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