Copagri: piccoli impianti per produrre energia

La Copagri individua negli impianti di piccola taglia, la scelta prioritaria per favorire una reale integrazione tra agricoltura e attività connessa alla produzione di energia elettrotermica. Lo ha detto oggi, a Matera, il vicepresidente della Confederazione produttori agricoli, Mario Serpillo, illustrando la proposta di Copagri sulle agro energie, nel corso della conferenza tematica su “Agricoltura-Agroalimentare. Criticità e opportunita”. “La Copagri – ha aggiunto Serpillo – è convinta che la produzione energetica sia e resti attività complementare alle produzioni agroalimentari di qualità, ben coscienti che la valorizzazione delle biomassse attraversa tutta la filiera, realizzando reddito aggiuntivo di entità e a volte rilevante”. La proposta di attivazione di filiere energetiche, presentata dalla Confederazione, consiste nell’attivazione di formule innovative e più integrate con la rete agricola e basate sul principio della microgenerazione diffusa di piccoli impianti, con l’utilizzo di tutte le biomasse a disposizione dell’azienda agricola. “La proposta – ha detto Serpillo – è supportata da considerazioni legate ai costi, ad aspetti organizzativi in relazione alla ridotta dimensione delle aziende. Gli impianti di taglia media e grande richiederebbero quantità ingenti di biomasse, pari a 15.000 tons per Mwatt, difficile da reperire sia per le dimensioni ridotte delle aziende, a causa di costi e aspetti organizzativi nel processo di raccolta”.
“Non demonizzare l’agroenergia. Vanno sfruttate, ma evitando che l’alimentare serva a produrre energia” ha poi detto il presidente della commissione agricoltura al Parlamento europeo, Paolo De Castro a matera per la conferenza tematica di Copagri.
“L’Italia, sulle agroenergie – ha continuato De Castro – ha voluto recuperare il tempo perduto troppo in fretta. Si è voluto dare un’accelerazione e, quando, si fanno le cose di fretta si possono creare problematiche di sovra-compensazione. Credo che la direttiva europea che recepisce i programmi nazionali, e quindi li armonizza, guiderà un approccio più moderato”. Per De Castro, “le agroenergie sono un fatto positivo. Dobbiamo assolutamente sfruttarle. Andare in questa direzione. Stando attenti da una parte al rischio che i cibi vadano a produrre energia e non siano più disponibili alla alimentazione umana. Evitare lo spiazzamento food verso energia e su questo, naturalmente, fatto in Italia fa un po’ ridere. Perché il problema può riguardare gli Stati Uniti che hanno un programma per 30 milioni di ettari per bioetanolo e, allora, in questo caso sì che si ha un impatto sul mercato. In Italia, in Europa stiamo parlando di piccole superfici. Sul tema del fotovoltaico e dell’eolico e qui, personalmente, sono più aperto sull’eolico. Ma sul fotovoltaico vedo un tappezzare di terreni che, insomma, non è un fatto positivo visto che abbiamo tanti tetti di case, di stalle, opifici, oppure, se lo dobbiamo fare a terra, che non influenzino i terreni di pianura irrigui. Insomma ci sono terreni degradati che possono essere utilizzati allo scopo. Questa – ha concluso il presidente della commissione – è l’unica attenzione che suggerisco, ma non demonizzare ma attenzione a una direttiva europea di riequilibrio”.

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