Cosa pensano i cittadini europei su agricoltura e pac

abruzzoSu incarico della Commissione dell’Unione Europea (direzioni generali dell’agricoltura e della
comunicazione), Eurobarometro (istituto dell’UE per i sondaggi della pubblica opinione) ha condotto, nel
mese di ottobre 2015, un’indagine sulla percezione del ruolo sociale ed economico degli agricoltori,
dell’agricoltura e sulla percezione della Politica Agricola Comunitaria (PAC). L’indagine ha riguardato un campione di circa 28 mila persone, mille per ciascuna nazione aderente all’UE. I risultati sono stati
pubblicati nel mese di gennaio 2016.
1. Importanza dell’agricoltura e del mondo rurale per il nostro futuro
Il 62% dei cittadini dell’UE considera l’agricoltura e il mondo rurale “molto importanti”, il 32%
“abbastanza importanti”, il 3% “non molto importanti”; ha risposto “per nulla importanti” l’1% e “non
so” il 2% (tabella 1). Si tratta di indicazioni molto positive, tanto più se confrontate con quelle dei
precedenti sondaggi (del 2009 e 2013), quando l’incidenza dei “molto importanti” era inferiore.
rispettivamente, di 9 e 16 punti percentuali e la somma di “molto importanti” e “abbastanza importanti”
era inferiore di 2 e 4 punti percentuali.
I cittadini italiani, pur rappresentando uno dei principali Paesi agricoli dell’UE ed esprimendo
complessivamente una percezione positiva (95% fra le prime due risposte), sono quelli con la più bassa
percentuale (50%) di “molto importanti”; all’opposto il Lussemburgo dove l’agricoltura e il mondo rurale
sono “molto importanti” per l’85% degli intervistati. In generale, l’importanza dell’agricoltura è meno
percepita fra i giovani e gli abitanti delle grandi città.
2. Responsabilità degli agricoltori
Complessivamente, i cittadini dell’UE ritengono che le due principali responsabilità degli agricoltori
siano: “offerta di prodotti diversificati e di qualità” (42%) e “benessere degli animali allevati” (35%);
seguono “protezione dell’ambiente” (30%), “mantenimento delle attività economiche e
dell’occupazione nelle zone rurali” (29%). “autosufficienza alimentare dell’UE” (25%), “miglioramento
della qualità della vita nelle zone rurali” (24%). Tuttavia dietro questi risultati ci sono rilevanti differenze di valutazione fra i diversi Paesi. Per dare un’idea di tale variabilità di seguito le percentuali più elevate riscontrate per le diverse risposte: “offerta prodotti diversificati e di qualità”, oltre 50% in Slovacchia, Lituania, Ungheria, Grecia, Bulgaria e Belgio; “benessere degli animali allevati”, oltre 50% in Svezia, Olanda, Lussemburgo, Regno Unito; “protezione dell’ambiente”, oltre 40%, in Germania e Malta; “mantenimento delle attività economiche e dell’occupazione nelle zone rurali”, oltre 40%, in Estonia, Lettonia, Bulgaria, Lituania, Spagna; “autosufficienza alimentare dell’UE”, oltre 35%, in Germania, Slovenia e Belgio; “miglioramento della qualità della vita nelle zone rurali”, oltre 40%, in Estonia, Ungheria e Bulgaria.
Gli Italiani indicano soprattutto “protezione dell’ambiente” (36%) e “offerta prodotti diversificati e di
qualità” (33%), mentre danno scarsa importanza ad “autosufficienza alimentare dell’UE” (15%).
3. Obiettivi della politica UE per l’agricoltura e lo sviluppo rurale
Il 56% dei cittadini dell’UE, di fronte alla possibilità di dare diverse risposte, indica come principali
obiettivi della politica UE per l’agricoltura e lo sviluppo rurale “prodotti di buona qualità, sicuri per la salute” (56%) e “prodotti disponibili a prezzi ragionevoli” (51%); seguono, in ordine di importanza ma con differenze percentuali contenute, “giusto standard di vita degli agricoltori” (49%), “sviluppo e tutela delle zone rurali” (46%), “protezione dell’ambiente e contrasto ai mutamenti climatici” (44%), “metodi di produzione sostenibili” (43%), “sicurezza della disponibilità di cibo nell’UE” (40%). Nell’ordine, le percentuali di attenzione per gli obiettivi proposti sono più elevate in Francia e Olanda (“prodotti di buona qualità, sicuri per la salute” 72%), Grecia (“prodotti disponibili a prezzi ragionevoli” 74%), di nuovo Francia (“giusto standard di vita degli agricoltori” 63%), Estonia (“sviluppo e tutela delle zone rurali” 80%), Svezia (“protezione dell’ambiente e contrasto ai mutamenti climatici” 66%), di nuovo Svezia (“metodi di produzione sostenibili” 63%), Finlandia (“sicurezza della disponibilità di cibo nell’UE” 62%). Gli Italiani si discostano da questi orientamenti soprattutto per quanto riguarda il “giusto standard di vita degli agricoltori” (25%), inferiore alla media UE (49%) e la “sicurezza della disponibilità di cibo nell’UE” (25%, contro il 40%), riservando a questi obiettivi il minimo di attenzione fra i Paesi dell’UE.
4. Conoscenza della PAC
Solo il 10% dei cittadini dell’UE dichiara di conoscere i dettagli la Politica Agricola Comunitaria e il 59% di averne almeno sentito parlare . I Paesi dove la PAC è più conosciuta nei dettagli sono: Lituania (24%), Irlanda 20%, Polonia e Romania (18%). Se si sommano la conoscenza nei dettagli e per averne
sentito parlare, le percentuali più elevate sono di Svezia (95%), Lituania e Finlandia (93%).
All’ultimo posto, sia per conoscenza nel dettaglio (5%), sia per averne soltanto sentito parlare (42%),
sono ancora una volta gli intervistati italiani. Sommando i due livelli di conoscenza, il nostro Paese segna un 47%, sensibilmente inferiore al 57% dei cittadini britannici e spagnoli, che ci precedono in coda alla graduatoria.
5. Obiettivi raggiunti dalla PAC
I sei obiettivi della PAC (v. par.3) sono stati riproposti agli intervistati chiedendo se ritenessero che
fossero stati raggiunti dalla Politica Agricola Comunitaria. Le risposte del tutto positive sono state: il 24% per “prodotti di buona qualità, sicuri per la salute”, 23% per la “sicurezza della disponibilità di cibo nell’UE”, il 19% per “prodotti disponibili a prezzi ragionevoli” e “protezione dell’ambiente e contrasto ai mutamenti climatici”, il 18% per “sviluppo e tutela delle zone rurali” e “giusto standard di vita degli agricoltori”. Le risposte parzialmente positive sono state pressoché il doppio delineando una percezione genericamente positiva che va dal 70% (“sicurezza della disponibilità di cibo nell’UE”) al 52% (“giusto standard di vita degli agricoltori”). Gli Italiani, per grado di soddisfazione (totale + parziale) sono, per tutti gli obiettivi considerati, sensibilmente più soddisfatti della media europea, in particolare riguardo a “protezione dell’ambiente e contrasto ai mutamenti climatici” per cui sono posizionati al 5° posto nella graduatoria delle percentuali di gradimento (66% rispetto a 55% della media UE); mentre si collocano al 19° posto, in linea con la media europea, per “sicurezza della disponibilità di cibo nell’UE” (70%). I Paesi più soddisfatti della PAC sono Olanda e Ungheria; il Paese meno soddisfatto è la Francia che si colloca all’ultimo posto per 5 obiettivi su 6.
6. Priorità della PAC
E’ stato richiesto agli intervistati di esprimersi sull’importanza di cinque priorità della PAC per
l’agricoltura e le zone rurali. Le percentuali di risposte favorevoli (molto importante + abbastanza
importante) sono state: per “crescita economica e occupazione” 88%, per “ruolo degli agricoltori nella
catena alimentare” 88%, per “ricerca e innovazione” 84%, per “incentivi per i giovani agricoltori” 84%,
per “competitività e produttività agricola” 80%. Gli Italiani si sono pronunciati significativamente oltre la media europea per “competitività e produttività agricola” (88%) , “ricerca e innovazione” (90%) e “incentivi per i giovani agricoltori” (90%).
7. I costi della PAC
Il 45% dei cittadini europei sostiene che gli incentivi della PAC a favore degli agricoltori debbano nei
prossimi anni essere incrementati, il 13% diminuiti, il 29% lasciati invariati. A confronto con precedenti sondaggi (del 2007 e del 2009) sono costantemente aumentati coloro che sostengono la necessità di incrementare le risorse della PAC (nel 2007 erano il 29%, nel 2009 il 39%), e sono diminuiti i favorevoli a una riduzione degli aiuti (nel 2007 erano il 18%, nel 2009 il 14%).
Gli Italiani che si sono pronunciati per l’incremento degli incentivi agli agricoltori sono il 41%, 4 punti percentuali sotto la media europea. Il minimo di favorevoli ad aumentare gli aiuti agli agricoltori si è registrato in Germania (31%), Danimarca (24%) e Olanda (23%).
8. La condizionalità
L’opinione pubblica europea si conferma (riferimento ad analogo sondaggio del 2007) molto favorevole
(87%) all’applicazione della condizionalità nella erogazione degli aiuti finanziari agli agricoltori, sia sul benessere animale, sia per la compatibilità ambientale, sia per la sicurezza alimentare. I contrari sono il 7%, gli altri non rispondono. Gli Italiani (preceduti solo dalla Romania) si discostano significativamente dalla media europea dei favorevoli (del tutto + abbastanza favorevoli) per tutte e tre le misure e sono nel complesso meno favorevoli alla condizionalità.
9. Il greening
Anche a proposito del “greening” (pratiche agronomiche che riducono l’impatto sull’ambiente e sul
clima), il favore dei cittadini europei si attesta all’87%, i contrari sono il 6%, gli altri non rispondono. Gli Italiani in questo caso si collocano oltre la media europea con ben il 91% di favorevoli.
10. I benefici della PAC: solo per gli agricoltori? Di fronte all’affermazione secondo cui la Politica Agricola Comunitaria apporta beneficio non solo agli agricoltori, ma a tutti i cittadini, il 19% degli intervistati dell’UE si è dichiarato “del tutto d’accordo”, il 43% “abbastanza d’accordo”, il 16% “abbastanza in disaccordo” e il 6% “del tutto in disaccordo” . E’ significativo che analogo sondaggio del 2013 abbia registrato l’11% in più di pieno accordo e il 4% in più di accordo parziale.
Gli italiani “del tutto d’accordo” sono stati il 15%, seguiti solo da francesi e britannici (11%) e portoghesi (12%). Gli “abbastanza d’accordo” sono stati invece il 53% (10 punti percentuali oltre la media europea), preceduti in positivo solo dai Polacchi (56%) e appaiati con i Finlandesi.
11. I marchi di qualità
Un terzo dei cittadini europei (33%) dichiara di ignorare il significato di tutti i cinque marchi che sono stati loro mostrati: “commercio equo”, “agricoltura biologica”, “denominazione d’origine protetta
(DOP)”, “indicazione geografica protetta (IGP)”, “specialità tradizionale garantita (STG)”. Sia pur
lentamente, la quota di “ignoranti” diminuisce: nel 2012 erano il 37%, nel 2013 il 35%.
Il marchio più conosciuto nell’UE (tabella 5) è quello del “commercio equo” (37%); seguono “agricoltura
biologica” (23%), DOP (20%), lGP (17%), STG (15%). Gli Italiani sono nelle retrovie rispetto alla media europea per quanto riguarda la conoscenza del marchio “commercio equo” (9%) e “agricoltura biologica” (16%); mentre superano sensibilmente la media europea per DOP (32%), IGP (29%), STG (22%).
12. Conclusioni
Il sondaggio evidenzia percezioni diverse (in alcuni casi molto diverse) delle opinioni pubbliche dei Paesi UE sull’agricoltura e sulla PAC, specchio di note differenze culturali e politiche. Tuttavia emergono alcune significative convergenze sul ruolo economico e sociale dell’agricoltura e, di conseguenza, sulla opportunità della Politica Agricola Comunitaria: l’agricoltura è importante, la PAC, per quanto per alcuni finanziariamente impegnativa, è necessaria e su di essa, in prospettiva, si deve investire di più. L’opinione pubblica italiana dimostra verso l’agricoltura una attenzione relativamente “bassa” rispetto al peso che l’agricoltura italiana ha nell’agricoltura dell’Unione Europea (terza per valore della produzione, prima per valore aggiunto) e, in generale, sottovaluta la funzione strategica dell’agricoltura nel garantire l’approvvigionamento alimentare e nel sostenere l’economia rurale. Dimostra questo scarso livello di attenzione il fatto che i nostri cittadini sono tra i meno informati sulla Politica Agricola Comunitaria.
All’agricoltura, tuttavia, gli italiani affidano una funzione importante nella tutela dell’ambiente e nel
produrre cibo di qualità e diversificato. E’ evidente che la sensibilità dell’opinione pubblica italiana verso l’agricoltura risente delle caratteristiche del nostro sistema di produzione primaria, caratterizzato da piccole aziende familiari, percepite ancora soprattutto come fenomeno sociale

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