Crescono gli immigrati regolarizzati

immigrati 3Il 70% dei 172mila stranieri occupati in agricoltura nel 2008 ha un rapporto regolarizzato, con una crescita rispetto al 2007 del 2-3%. Lo rileva l’Istituto nazionale di economia agraria (Inea), che oggi ha presentato il Primo Rapporto sugli immigrati in agricoltura in Italia, analizzando un fenomeno in costante aumento. Nel ’90 il totale dei lavoratori occupati in agricoltura (tra regolari e irregolari) era pari a 23mila unita’, il 9,3% del totale. Secondo il presidente dell’Inea Lino Carlo Rava, questa emersione si deve a una maggiore sensibilita’ degli imprenditori agricoli e alla capillarita’ delle azioni ispettive messe in campo negli ultimi tempi. Il 20% dei lavoratori in agricoltura e’ straniero, di cui il 26,8% con un impiego fisso (nord 31,2%, centro 51% e sud 12,1%) e il 73,2% con uno stagionale (68,8% al nord, 49% al centro e 87,9% al sud). Gli extracomunitari che lavorano nei campi in genere sono maschi, con una formazione culturale poco elevata, quasi sempre privi di professionalita’ specifica, flessibili e adattabili: vivono l’agricoltura come una prima opportunita’ di impiego, in attesa di un lavoro piu’ stabile in altri settori; il 5% di loro diventa imprenditore. L’indagine evidenza anche che a fronte di un calo della manodopera complessiva del 2,7% tra il 2000 ed il 2007 (-2,5% nord, -3,3% centro, -3,1% sud e -1,9% isole) aumenta invece quella degli immigrati, con particolare rilevanza in Emilia Romagna, Veneto, Trentino e Lombardia, andando a colmare vuoti in ”attivita’ di estremo impegno fisico e a modesta remunerazione”. Quanto infine alla provenienza degli immigrati, si assiste a un progressivo ampliamento dei bacini di provenienza, con un aumento dei lavoratori da Africa, Stati neo-comunitari come Romania e Polonia e Albania. E’ invece totale l’assenza dei cinesi, in controtendenza a presenze sempre piu’ numerose in Italia.

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