Crisi cambia tavola: meno pesce e meno carne

L'inflazione corre, sale il carovita
Gli italiani stringono la cinghia. A parità di budget (circa 461 euro al mese) destinato al carrello della spesa, il 65% delle famiglie italiane, rileva l’Istat, hanno ridotto la qualità o la quantità del cibo, con gli acquisti di carne in calo 3,2%, una diminuzione significativa nei numeri e nelle evocazioni dei tempi di crisi. Spirale depressiva più che percepita da oltre 8 italiani su 10 (81%) che, rileva Coldiretti, non buttano più il cibo scaduto, con una percentuale che è aumentata del 18% dall’inizio del 2014, secondo quanto emerge dal rapporto 2014 dell’Osservatorio attivato da Last minute market e Swg per svolgere ricerche sui temi dell’Expo. Sottolinea Coldiretti che ”nel 2014 si è toccato il fondo con un crollo record del 2% della spesa alimentare nel primo bimestre del 2014 rispetto all’anno precedente. Nei due primi mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2013 sono infatti cresciute le famiglie che hanno detto addio alla pasta (-5%), all’extravergine (-4%), al pesce (-7%), alla verdura fresca (-4%)”. La Copagri guarda in particolare ai dati dei consumi del Mezzogiorno dove il 77% delle famiglie sono alle strette. ”La riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, per quanto lieve, è senza dubbio alla base di questo negativo quadro – commenta la Copagri – e dopo un mese di applicazione delle prime misure per la riduzione della pressione fiscale, il cosiddetto bonus in busta paga di 80 euro, i risultati sono stati per niente o quasi incisivi. Nei prossimi mesi è evidente la necessità di rafforzare la diminuzione delle tasse e di indirizzarla verso una più ampia parte di popolazione” auspica la Copagri. ”Trasporti ed energia pesano più del cibo sul carrello della spesa; le bollette record di luce e gas e il pieno di benzina più caro d’Europa hanno costretto i consumatori a togliere soldi da beni primari come carne, pasta, pane e latte e destinarli altrove” fa notare la Cia-Confederazione italiana agricoltori che evidenzia il cambio di abitudini degli italiani, col ricorso sempre più frequente agli hard-discount (+17% sul 2012). Per risalire la china Confeuro propone ”un piano di rilancio che metta al centro il comparto agricolo”, “unico settore in grado di cominciare una nuova fase che non ripercorra gli errori passati e capace di impostare una crescita rispettosa dell’ambiente e di quei valori umani che dovranno essere alla base del prossimo futuro”.(ANSA).

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