Crisi incide su salute, calo storico consumo frutta verdura

cocomeroLa crisi incide sulla salute degli italiani, a partite dalla tavola. A lanciare l’ennesimo allarme questa volta e’ la Coldiretti sulla base dei risultati di una rielaborazione dei dati Istat sui consumi delle famiglie nel periodo 2008-2013. A preoccupare l’associazione è il calo che si è verificato nei consumi di alimenti importanti per la salute come la frutta e verdura che nel 2013 “sono crollati al minimo da inizio secolo con le famiglie che sono state costrette a tagliare gli acquisti e a mettere oltre 100 chili di ortofrutta in meno nel carrello, rispetto al 2000”, si legge in una nota della Coldiretti, che sottolinea un “calo del 18 per cento nelle quantità consumate dalle famiglie che hanno portato sulle tavole appena 320 chili di ortofrutta nel corso del 2013”. Un dato negativo importante poiché la raccomandazione del Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per una dieta sana e quella di mangiare piu’ volte al giorno frutta e verdure fresche per un totale a persona di almeno 400 grammi, ma sostiene la Coldiretti “in Italia la quantità consumata e’ scesa purtroppo al di sotto, con situazioni piu’ preoccupanti per i bambini”. “Nel corso del 2013 sono state acquistate complessivamente dagli italiani 7,8 milioni di tonnellate di ortofrutta – prosegue la Coldiretti – con una netta prevalenza della frutta con 4,2 milioni di tonnellate sulla verdura che è scesa a 3,6 milioni di tonnellate”. Secondo il rapporto Istat/Cnel sul benessere 2013, in Italia solo il 18 per cento della popolazione ha consumato quotidianamente almeno quattro porzioni tra frutta, verdura e legumi freschi che garantiscono l’assunzione di elementi fondamentali della dieta come vitamine, minerali e fibre che svolgono una azione protettiva, prevalentemente di tipo antiossidante. Non va meglio neanche sul fronte dalla spesa per la tavola in generale. La Puglia (-11,3 per cento), la Sardegna (-9,8 per cento) e l’ Umbria (-8,6 per cento) salgono sul podio delle regioni che hanno tagliato di piu’ la spesa alimentare dall’inizio della crisi, ma non mancano regioni dove si è registrato un aumento come il Trentino (+10 per cento), il Molise (+6,2 per cento), l’Emilia Romagna (+5,1 per cento), il Piemonte (+3,8 per cento), la Basilicata (+1,4 per cento) e la Toscana (+0,6 per cento),- si legge ancora dall’analisi della Coldiretti – dalla quale si evidenzia che la tavola è una componente importante del budget familiare e che “assorbe in media ben il 19,5 per cento delle risorse con una spesa media mensile – spiega ancora l’associazione- per famiglia è stata di 461 euro al mese, in calo del 2,9 per cento rispetto al 2008 all’inizio della crisi”. “La situazione – sottolinea la Coldiretti – varia tuttavia notevolmente nelle diverse regioni con le famiglie piemontesi che spendono per la tavola addirittura il 19 per cento in piu’ di quelle valdostane. Dall’importo minimo di 412 euro al mese in Valle d’Aosta ai 425 della Sicilia, 433 in Sardegna, 436 in Friuli Venezia Giulia , 436 in Calabria come in Veneto, 442 in Trentino, 445 in Basilicata e 450 in Emilia Romagna, 456 in Liguria, 457 in Puglia e 460 in Lombardia. Una spesa per alimentari mensile a famiglia sopra la media nazionale si registra invece – continua la Coldiretti – in Molise con 463 euro, in Umbria con 467, nelle Marche con 469, in Toscana con 470 e Abruzzo con 479 con Lazio (485 euro al mese), Campania (489 euro al mese) e Piemonte (491 euro al mese) che salgono sul podio. In termini percentuali i consumi per alimentari e bevande che nel Mezzogiorno d’Italia assorbono oltre un quarto della spesa complessiva”. (ANSA).

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