Crisi, le proposte dei caseifici d’Appennino

bovini latte 4

Il comparto del Parmigiano Reggiano è in crisi. Chiudono le aziende agricole, in misura maggiore in montagna dove i costi di produzione sono notoriamente superiori, ma non aumenta la remunerazione del prodotto anche di fronte a cali di produzione. Di fatto, l’attività imprenditoriale da sola, operata quotidianamente da agricoltori e caseifici, non è più in grado di agire su prezzo di produzione, politiche di intervento, rappresentatività. Per questo, i caseifici dell’Appennino reggiano liberamente riuniti e firmatari della presente, ritengono sia giunto il momento di affrontare un pubblico incontro per ottenere risposte a problemi non più prorogabili. Pena la scomparsa dell’agricoltura in montagna e il ‘rotolamento’ a valle delle problematiche legate a questo ipotizzato (ma non remoto) fenomeno, dannoso per tutti. Analogamente, l’agricoltura in Pianura rischia di scomparire a beneficio solo di grandi aziende padane o di multinazionali. Auspicando maggiore dialogo tra le Associazioni al fine di ottenere progetti comuni a beneficio degli agricoltori, i caseifici d’Appennino richiedono un pronunciamento unitario al fine di definire strategie per l’innalzamento del prezzo del prodotto (Consorzio obbligatorio per la vendita, incentivi alla commercializzazione, diversificazione della marchiatura,…) di prevedere contributi per l’abbattimento degli interessi passivi sia per le aziende agricole sia per le latterie, in un momento in cui assistiamo al congelamento di nuovi mutui per le imprese agricole e caseifici, di operare la modifica del Piano di sviluppo rurale con obiettivi precisi : privilegiare le aziende della montagna attualmente inserite in graduatoria con quelle di pianura nei bandi, semplificare radicalmente le procedure per i progetti di filiera, pena il mancato impegno delle risorse disponibili in Regione, una chiara definizione delle modalità di governo di Consorzio di tutela e Associazioni, a favore del contenimento dei costi e a un incentivo alla individuazione meritocratica delle professionalità, ripristinare l’indennità compensativa recentemente tagliata del 25%, ottenere un indennizzo per la perdita di valore delle quote latte, a favore di chi ha operato nella correttezza e, attualmente, vede svilito il valore delle stesse, definire modalità unitarie di intervento tra le diverse Associazioni agricole per ottenere risposte più forti e incisive a favore del settore rurale , esprimere il proprio diniego a politiche di abbattimento degli animali che significherebbero, soprattutto in Appennino, un incentivo a dismettere l’attività agricola. Si propone per la convocazione del pubblico incontro la data di lunedì 14 settembre a Castelnovo Moniti. Il documento è aperto per sottoscrizione ai caseifici di montagna, collina e pianura e ai Consigli e ai Sindaci dei Comuni. I caseifici intervenuti: Latteria Sociale Fornacione, Latteria Sociale S. Giorgio, Latteria Sociale S. Pietro, Latteria Sociale Migliara, Latteria Sociale Cagnola, Latteria Sociale Casale, Latteria Sociale Selvapiana, Latteria Sociale Garfagnolo, Latteria Sociale del Parco, Latteria Sociale Cavola, Latteria Sociale Quara, Latteria Sociale Minozzo, Azienda agricola Fiori Pier Paolo, Latteria Sociale San Giovanni di Querciola, Latteria Sociale Tabiano, Latteria Sociale Collina di Massa, Latteria sociale di Maro, Latteria sociale Rubbianino

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