Crisi pomodoro: Coldiretti, troppe speculazioni


Occorre una stretta attenzione sui quantitativi contrattati e ritirati dalle industrie di trasformazione per cercare di arginare le speculazioni in atto nel settore del pomodoro. E’ la richiesta che Coldiretti Emilia Romagna ha presentato ai tavoli di confronto promossi dal ministero delle Politiche Agricole per affrontare la crisi che sta attraversando il settore.
“Mentre al Nord c’è una minor produzione, che varia dal 18% al 25% in meno secondo le zone – ha detto il presidente regionale di Coldiretti, Mauro Tonello – al Centro-Sud stiamo assistendo ad azioni speculative per far ribassare i prezzi da parte di alcune industrie che rallentano i ritiri per mettere le aziende agricole sotto pressione. I produttori che rischiano di veder marcire nei campi il loro raccolto pur di non perdere l’aiuto accoppiato dell’Unione Europea sono disposti a svendere il prodotto, creando anche una situazione di concorrenza sleale verso altre zone di produzione. Si tratta dell’ultimo effetto nefasto creato dal mantenimento nel nostro Paese dell’accoppiamento parziale dei finanziamenti comunitari ”.
Le industrie dell’area settentrionale, dove si produce circa il 40% del pomodoro italiano (di cui circa il 30% nella sola Emilia Romagna) – ricorda Coldiretti – stanno intervenendo per risolvere la situazione in centro Italia e nello stesso tempo sopperire alla mancanza di prodotto al Nord. “Per evitare però situazioni di concorrenza sleale – ha detto Tonello – è necessario che il ministero delle Politiche agricole e le istituzioni attivino un incrocio dei dati tra i quantitativi di pomodoro contrattati, il prodotto seminato e quello ritirato, per evitare che la speculazione porti a dare ancora spazio a prodotti di dubbia provenienza”.

Un Commento in “Crisi pomodoro: Coldiretti, troppe speculazioni”

  • Luigi scritto il 10 settembre 2010 pmvenerdìFridayEurope/Rome 20:06

    Gli agricoltori sono ormai stanchi di coltivare gratis, di sudare nei campi per poi fare opera di beneficienza. sono stanchi di essere sfruttati da tutti. Tanti ragazzi vorrebbero restare nel mondo dell’ agricoltura ma lo stato dorme e crea disoccupazione favorendo il fallimento di un’azienda agricola dopo l’altra a favore di importazioni di brodaglie cinesi, indirizzando la nostra moneta verso la cina etc.etc. Perchè si è passati dalle 200 lire che salivano fino a 300 lire al kilo degli anni novanta agli attuali 4 cent al kilo?

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