CRPA: la suinicoltura soffre per i prezzi di cereali e soia

La suinicoltura italiana vive una condizione economica molto difficile in seguito al forte incremento delle quotazioni dei cereali e della farina di soia. Nel 2010 – rileva il Crpa di Reggio Emilia presentando alla Rassegna Suinicola Internazionale l’annuale analisi sulla filiera – i costi di produzione della carne suina in allevamenti a ciclo chiuso sono mediamente cresciuti del 4,6% rispetto al 2009, in particolare in seguito all’aumento dei costi di alimentazione (+6,6%). Il costo complessivo nel 2010 si e’ attestato a 1,36 per kg peso vivo. Considerando che il prezzo medio del suino pesante nel 2010 e’ stato pari al prezzo medio del 2009, la redditivita’ degli allevamenti suinicoli italiani e’ calata, e le aziende hanno chiuso con una perdita netta di 0,05 euro al kg peso vivo. Nel 2010 le importazioni italiane di carne suina hanno raggiunto un nuovo record, pari a 1,04 milioni di tonnellate con un incremento rispetto al 2009 del 12,8%. L’aumento – spiega il Crpa – riguarda in prevalenza le cosce fresche per la produzione del prosciutto crudo non Dop e del prosciutto cotto (+15% rispetto al 2009). Nel contempo anche l’export dei prodotti lavorati e’ aumentato in modo significativo (+8,2%). Si tratta per lo piu’ di prosciutti crudi (+7,4%), salami (+13,8%) e mortadella (+15,9%). Se a livello dell’allevatore i ricavi sono rimasti invariati – rileva l’analisi -, i macelli incassano solo lo 0,2% in piu’ rispetto al 2009, mentre l’industria di trasformazione ha visto calare le proprie entrate dello 0,2%. Per i dettaglianti, infine, si registra un incremento del fatturato pari allo 0,8%.
I costi di produzione del magroncello di 35 kg – prosegue il Crpa – sono cresciuti in modo analogo ai costi del suino di 160 kg (+4,5%) per effetto dei costi di alimentazione lievitati del 5,3%. Anche per questo settore si e’ registrato un calo netto della redditivita’. Gli ingrassatori hanno subito un aumento dei costi di produzione piu’ contenuto rispetto ai colleghi del ciclo chiuso e del ciclo aperto, registrando un aumento pari all’1,5%, grazie al contenimento dei prezzi d’acquisto dei magroncelli. Il Crpa evidenzia inoltre come, nei confronti dei principali Paesi europei, i suinicoltori italiani sostengano un costo di produzione superiore mediamente del 19%. Il divario e’ da attribuire al maggior onere per la produzione del suino pesante rispetto ai suini leggeri europei e ad un livello di efficienza tecnica inferiore degli allevamenti nazionali. I costi di produzione piu’ bassi si rilevano in Danimarca e in Francia con 1,41 e 1,37 al kg peso morto rispetto a 1,73 al kg dell’Italia. La forte competitivita’ dei produttori suinicoli danesi e francesi e’ da attribuire all’elevata produttivita’ delle scrofe, che arrivano a produrre 27 suinetti svezzati per scrofa. (ANSA).

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