Da Bruxelles verso lo stop agli animali clonati

Come per gli Ogm, anche per gli animali clonati per uso alimentare le frontiere europee restano sbarrate, almeno per 5 anni. Questo, secondo indiscrezioni, sara’ il contenuto di una proposta della Commissione Europea che chiedera’ una moratoria per cinque anni per bovini e suini ottenuti con questa procedura e la tracciabilita’ degli embrioni e dello sperma importato. Sull’argomento si era espressa il 20 settembre l’Efsa, l’agenzia europea sulla sicurezza alimentare, che pur essendo arrivata alla conclusione che in termini di sicurezza alimentare ”nulla lascia supporre che esistano differenze nella carne e nel latte dei cloni e della loro progenie rispetto a quelli di animali allevati in modo tradizionale”, aveva fatto anche notare che gli animali clonati muoiono prima rispetto agli altri, e hanno problemi di sviluppo. Questi problemi sembrano essere sufficienti ad impedire l’arrivo degli animali ‘figli’ della pecora Dolly, il primo animale clonato nel 1996, che da Usa, Canada e Argentina erano pronti a invadere le nostre tavole. Sulla decisione forse pesa anche un parere del Gruppo europeo sull’etica nelle scienze e nelle nuove tecnologie (GEE) che a gennaio del 2008 ha concluso che “considerato l’attuale livello di sofferenza e di problemi di salute delle madri surrogate e degli animali clonati, il GEE esprime i propri dubbi sul fatto che la clonazione animale per scopi alimentari sia eticamente giustificata”. “L’Europa oltre a non volere gli organismi geneticamente modificati non vuole neanche quelli geneticamente identici commenta invece Roberto Defez, ricercatore dell’istituto di genetica e biofisica del Cnr – come gia’ per gli Ogm la decisione si basa solo su paure e fattori emotivi, senza una valutazione scientifica, mentre sarebbe molto piu’ corretta una moratoria fino a che non si valuta esattamente l’eventuale pericolosita’ di questi animali piuttosto che una astratta nel tempo”. Secondo Defez, indicazioni di una eventuale pericolosita’ degli animali clonati non ci sono: ”In teoria questi animali sono paradossalmente piu’ sicuri degli altri, perche’ sono identici geneticamente – spiega il genetista – quindi una volta valutato uno lo sono tutti. Bisognerebbe parlare di scienza, non di emozioni: si pensi che ad esempio le mucche italiane non vedono un toro da decenni, si usa lo sperma di pochissimi esemplari per inseminarle tutte, e quindi meta’ del loro Dna e’ sempre lo stesso, ma questa pratica chissa’ perche’ e’ accettata. Non vorrei che dietro queste decisioni ci siano piu’ che altro logiche commerciali, come nel caso degli ogm statunitensi vietati in Europa per l’intervento dei verdi tedeschi, che pero’ non hanno obiettato sulla patata ogm che veniva dalla Germania”. (ANSA).

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