Dal ‘pane intorto’ alla piadina, 19 marchi Igp in regione

Coppia ferrarese IGPL’ultima è stata la piadina romagnola. Uno dei simboli della riviera Adriatica ha ottenuto da poco, con tanto di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il marchio Igp. E’ il diciannovesimo prodotto regionale a ricevere il riconoscimento di ‘Indicazione Geografica Protetta’ dall’Unione Europea per le loro eccezionali caratteristiche, anche se con un legame meno stretto con le terre di origine rispetto al marchio Dop. Alla piadina è stata riconosciuta (per ora solo a livello nazionale) la protezione dell’indicazione geografica ‘piadina romagnola’ e la legittimità del suo uso da parte dei produttori che rispettano il disciplinare in cui sono differenziate le tipologie. Tanto che è stata prevista un’etichettatura specifica per la piadina ‘alla riminese’, ovvero quella più sottile. Ora toccherà a Bruxelles registrare il marchio anche a livello comunitario, ma questo primo passaggio sancisce l’importanza del prodotto a livello nazionale e lo protegge dai tanti tentativi di imitazione. A far salire a quota 19 i prodotti Igp è stato anche l’ingresso nel prestigioso club dell’agnello del centro Italia, con i suoi tanti allevamenti nelle province di Bologna, Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna e in parte in quelle di Modena, Reggio Emilia e Parma. Un percorso analogo a quello del salame felino, tipico della provincia di Parma, della ciliegia di Vignola e della coppa di Parma. Da tempo, invece, fanno parte dei prodotti a marchio Igp eccellenze come la Mortadella Bologna, lo Zampone e il Cotechino di Modena, il Vitellone bianco dell’Appennino centrale, il Salame Cremona, l’Asparago verde di Altedo, lo Scalogno di Romagna, il Fungo di Borgotaro, il Marrone di Castel del Rio, le Pere dell’Emilia Romagna, la Pesca e Nettarina di Romagna. Presenze fisse nel programma del Wine Food Festival. Infine, un capitolo a parte merita la Coppa ferrarese, un pane a pasta dura dalla forma unica: due pezzi di pasta legati assieme a forma di nastro nel corpo centrale, ciascuno con le estremità ritorte in modo da formare un ventaglio di quattro corna. Un cibo che sa di storia, tanto da essere documentato nei preventivi di spesa per la tavola del principe Alfonso II e del fratello Luigi, redatti nel 1547 dove viene citato come il ‘pane intorto’. (ANSA)

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