Dal vertice Fao arriva il codice contro i “predoni” di terra

Africa 3 E’ in arrivo un codice di condotta per tutelare le comunita’ rurali dal ‘land grabbing’, ovvero l’accaparramento di terreni agricoli da parte delle multinazionali straniere e fondi di investimento che, secondo gli esperti, muove un giro d’affari di 100 miliardi di euro. Lo annunciano David Hallam, della Fao e Jean Philippe Audinet, dell’Ifad, nel corso della seconda giornata dei lavori del vertice sulla sicurezza alimentare. Di fronte a un fenomeno di crescente proporzioni e che riguarda attualmente 20 milioni di ettari gia’ comprati nelle aree sottosviluppate o in trattativa d’acquisto, ”e’ proprio necessaria una carta etica – commenta il ministro delle politiche agricole Luca Zaia -, visto che abbiamo la presenza imbarazzante della Cina che si sta comprando l’Africa”. Il ministro, nel ricordare che l’Italia sta dando il suo contributo alla lotta alla fame, annuncia che i Paesi protagonisti dello scorso vertice del G8 a L’Aquila e firmatari de ‘L’Aquila Food Security Initiative’ si incontreranno nuovamente a Roma, probabilmente all’inizio del 2010, per definire le modalita’ operative concrete con cui proseguire gli interventi e meglio canalizzare le risorse. Il codice di condotta – spiegano Ifad e Fao – partira’ innanzitutto dalla necessita’ di individuare le ‘best practice’ per rendere convenienti questi investimenti non solo a chi li fa ma anche a chi vive nei territori interessati. Il ‘land grabbing’ non ha comunque solo lati negativi, affermano gli esperti, ma offre anche opportunita’ che vanno regolate secondo le linee guida di trasparenza e diritti dei piu’ deboli. Per Ifad e Fao e’ inoltre importante definire schemi di business partecipato tra industria e agricoltori poveri. L’obiettivo e’ di arrivare a una soluzione ‘win-win’ – spiega Audinet -, ovvero che faccia vincere un po’ tutti. Un’altra cosa che vorremmo e’ un consenso libero, informato e partecipato dei poveri rurali alle iniziative che li riguardano”. Hallam osserva come ci sia un problema di leggi nazionali non sufficientemente forti per far valere gli interessi locali rispetto alle norme internazionali alla base dei contratti di acquisto e, percio’, Ifad e Fao stanno anche lavorando a nuove soluzioni giuridiche di maggior tutela verso i soggetti piu’ deboli. I due organismi internazionali hanno gia’ riscontrato la volonta’ politica di appoggiare il codice di condotta ma avvisano che portarlo a traguardo ”non sara’ un processo ne’ facile ne’ breve, perche’ e’ importante trovare il consenso di tutti”. Nell’ultima riunione promossa a livello internazionale sull’argomento – osserva Hallam – ”non si sono presentati ne’ i rappresentanti governativi ne’ quelli del settore privato”, ovvero quei grandi fondi di investimento con cui comunque Fao e Ifad hanno in programma il 24 e 25 gennaio prossimi un incontro di consultazione. Dal Forum delle Ong e societa’ civile ospitato oggi al vertice Fao arriva intanto l’avviso che tutte le politiche che riguardano i terreni agricoli devono essere fatte in accordo con i piccoli agricoltori. Le Ong denunciano anche che, in meno di un anno, piu’ di 40 milioni di ettari di terra in Africa, Asia, America Latina ed Europa dell’Est, sono stati ”usurpati” dagli accordi tra governi e societa’. Per questo – chiedono nel documento finale del Forum – ”il ‘land grabbing’ da parte di capitali esterni deve finire”. (Ansa)

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