Dallo zucchero energia verde: il sogno difficile della bieticoltura italiana

zucchero 2 Meno zucchero, piu’ energia verde. Era stato questo il patto per cui l’Italia, all’inizio del 2006, aveva accettato, nel quadro della riforma europea dello zucchero, di ridurre drasticamente la sua produzione chiudendo 15 stabilimenti dei 19 attivi sul territorio nazionale. Un taglio doloroso che da subito ha contratto la produzione italiana da 1,5 milioni a 508 mila tonnellate (pari oggi al 30% del fabbisogno nazionale) e mandato in cassa integrazione i circa 15.000 addetti della filiera bieticolo-saccarifera. In cambio pero’ quasi tutti i 15 siti sarebbero stati riconvertiti in centrali per la produzione di agro-energie da bio-masse a bio-diesel a bio-etanolo. Previsti – dall’accordo siglato dall’allora ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno – investimenti per 1,3 miliardi di euro, dei quali 700 milioni in aiuti Ue e il restante in investimenti delle aziende coinvolte (Il Gruppo Eridania-Sadam, il Gruppo Sfir, il Gruppo Italia Zuccheri, il Gruppo Coprobi) e in fidejussioni bancarie. Cosi’, tre anni fa, l’Italia si avviava a implementare la sua produzione di energia verde. Oggi la maggior parte di questi progetti sono fermi ”nonostante tutti i progetti siano stati oggetto di accordi firmati da sindacati, aziende, enti locali e approvati dal comitato interministeriale composto da Mipaaf, Welfare, Ambiente, Sviluppo Economico e Tesoro”, dice Antonio Mattioli segretario nazionale della Flai-Cgil. Finora dei 15 stabilimenti solo 5 hanno ottenuto l’ok per la riconversione, due dei quali, quello di Pontelagoscuro (Ferrara) e di San Pietro in Casale (Bologna) sono stati destinati alla trasformazione dei prodotti ortofrutticoli e di contenitori in cellulosa. Gli altri tre, quelli di Russi (Ravenna), Finale Emilia (Modena) e Porto Viro (Rovigo), hanno passato la Valutazione di impatto ambientale e con il prossimo anno inizieranno la riconversione per arrivare a produrre il primo kilowattora entro il 2011. ”Gli altri 10 stabilimenti – dice Mattioli – sono fermi, bloccati sia a livello locale, dove i comitati civici premono sui comuni per non dare la Via, sia a livello centrale, perche’ il ministero non si decide a nominare un commissario ad acta che li faccia decollare”. In gioco ci sono 15.000 lavoratori che a fine anno si vedranno scadere la Cigs, ma anche svariati megawatt di energia verde che, secondo le previsioni fatte al momento della stesura dei progetti, ”potrebbero arrivare a coprire il 7% del fabbisogno nazionale di energia”, afferma Mattioli. Per questo oggi tutti i rappresentanti della filiera, dai lavoratori agli agricoltori agli industriali dello zucchero, scendono in piazza a Roma con una manifestazione a piazza della Repubblica. Quello che il settore bieticolo-saccarifero chiede e’ che sia avviato un tavolo al ministero dell’Agricoltura per nominare il commissario ad acta, garantire gli ammortizzatori sociali ai 15.000 lavoratori coinvolti dalle ristrutturazioni e, sottolinea il direttore di Unionzuccheri Giorgio Sandulli, ”mantenere gli impegni” a sostegno della (poca) produzione di zucchero italiano rimasta, prevedendo nella manovra finanziaria attualmente in discussione alla Camera gli 86 milioni di euro di aiuti per gli anni 2009 e 2010 sui quali il governo si era gia’ impegnato.(ANSA).

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