Dell’uva non si butta nulla, nuovi impieghi per le vinacce

Nell’era dei grandi consumi e dei crescenti scarti, molti prodotti, che si credevano superflui, possono trovare un nuovo sbocco sul mercato. Nella vinicoltura si è scoperto che le vinacce, come sottolinea Confagricoltura, possiedono numerose qualità terapeutiche che possono rivelarsi incredibilmente utili in campo farmaceutico. Gli scarti derivanti dalla produzione di vino contengono: tannini antociani (utili come rimedio per problemi circolatori e di fragilità capillare), flavonoidi (che hanno un’azione disinfiltrante sui tessuti), tannini condensati (utili per la regolazione della formazione delle fibre di collagene), mucillagini (per la regolazione del tratto intestinale, possiedono inoltre un effetto lassativo e limitano l’assorbimento degli alimenti). Ma le vinacce e altri scarti, possono anche trovare impiego in campo cosmetico. Come afferma l’Organizzazione degli imprenditori agricoli, le vinacce, si rivelano componenti fondamentali di oli, maschere, creme di bellezza che depurano, idratano, levigano, tonificano il viso ed il corpo e contrastano l’invecchiamento della pelle. In campo farmaceutico e cosmetico le vinacce già trovano utilizzo e ancor più lo potranno avere in futuro grazie alla modifica apportata al decreto ministeriale (approvata dalla Conferenza Stato-Regioni) che consentirà, dalla prossima vendemmia, di ampliare la gamma dei possibili usi alternativi degli scarti della vinificazione. Quindi, vinacce, e fecce del vino, non sono “rifiuti” (con tutti i problemi relativi al loro smaltimento) ma “sottoprodotti” della vinificazione che possono essere riutilizzati convenientemente in diversi ambiti. Confagricoltura ricorda come abbia avuto il placet della Conferenza Stato Regioni la modifica al decreto ministeriale che consentirà, dalla prossima vendemmia, di ampliare il riciclo ed il riutilizzo degli scarti della vinificazione. Oltre agli usi farmaceutici e cosmetici, sarà ammesso l’impiego delle vinacce e delle fecce di vino per l’uso agronomico diretto (mediante la distribuzione dei sottoprodotti nei terreni agricoli, nel limite di 3.000 kg /ha); e per l’uso agronomico indiretto (mediante l’utilizzo dei sottoprodotti per la preparazione di fertilizzanti). Saranno utilizzabili anche in campo energetico quale biomassa, per la produzione di biogas o per alimentare impianti per la produzione di energia.

2 Commenti in “Dell’uva non si butta nulla, nuovi impieghi per le vinacce”

  • Rosario scritto il 2 aprile 2013 pmmartedìTuesdayEurope/Rome 17:46

    sono veramente contento dell’opportunità che si ha per dare una mano considerevole all’ambiente, e allo stesso tempo a riconvertire in utilità quelle sostanze organiche ritenute “inutili, finte”. per cortesia essendo un architetto con lo scopo di avviare una azienda vinicola, in sicilia nella provincia di catania, gradirei sapere maggiori ragguagli in merito alle possibilità di riconversione dei prodotti della vendemmia. grazie.

  • Daniela Petrillo scritto il 23 dicembre 2014 pmmartedìTuesdayEurope/Rome 16:35

    Gent.mo Sig. Rosario,
    Siamo un’ azienda che si occupa di progettazione e produzione di macchinari enologici.
    La invito a contattarmi all’indirizzo e-mail presente sul sito http://enologicapetrillo.it/ in quanto credo  che il macchinario da noi studiato per la separazione dei diversi sottoprodotti della lavorazione dell’uva possa interessarla. Con la separazione delle farine, semi e raspi è così più facile poter destinare gli stessi alla successiva lavorazione atta a sfruttarne le singole proprietà.
     Saluti

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