Dieta Mediterranea: i dubbi di un patrimonio con valore “commerciale”

Il dibattito per l’iscrizione della Dieta Mediterranea nel Patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO, in corso a Nairobi, prosegue in modo serrato. I giochi sono ancora aperti, soprattutto perché Paesi fortemente autorevoli come il Giappone e la Corea sarebbero contrari a dichiarare Patrimonio Unesco tutti quegli elementi legati al mondo agricolo e alimentare. Il negoziato è andato avanti tutta la notte ma, dopo aver incassato il supporto alla candidatura della Dieta da parte della Croazia, diverse sono state le difficoltà incontrate questa mattina dalla delegazione italiana del Ministero delle politiche agricole.
In particolare, la Corea ha proposto di modificare l’ordine dei lavori trattando per ultime le candidature di natura alimentare, tra cui la Dieta Mediterranea. L’Italia si è opposta, riuscendo a convincere tutti i Paesi presenti. L’esame delle candidature procederà secondo l’ordine alfabetico e singolarmente.Successivamente, in maniera del tutto inattesa, il Segretariato della Convenzione ha informato di una lettera di un’associazione greca contro l’iscrizione della Dieta Mediterranea, in quanto non esisterebbe secondo tale associazione il concetto di Dieta Mediterranea, ma di dieta propria dei singoli Paesi. C’è stato dunque il rischio di rinviare di un anno l’esame della candidatura, ma Italia, Spagna, Marocco, Iran, Croazia, Giordania e Cina hanno fatto fronte comune per bloccare il tentativo, che avrebbe rappresentato un pericoloso precedente per chiunque, con una semplice lettera, tenti di inficiare le candidature. La lettera è stata pertanto stralciata.
Anche la delegata dell’Albania, membro del comitato, era intervenuta duramente nei confronti delle candidature aventi un qualche valore commerciale, tra cui la Dieta Mediterranea, e si è detta molto preoccupata che qualcuno stia già festeggiando per un riconoscimento che ancora non c’è.

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