Dieta Mediterranea patrimonio Unesco: i commenti

“Una vittoria della qualita’, della tradizione, della salubrita’ e della tipicita’ dell’agricoltura e dell’agroalimentare made in Italy”. Cosi’ il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi ha salutato il riconoscimento ufficiale, della dieta mediterranea come “patrimonio culturale immateriale dell’umanita’” dell’Unesco. “E’ stato premiato il lavoro di generazioni di agricoltori che si sono sacrificati per dare prodotti che oggi rappresentano un bene prezioso che va tutelato e valorizzato. Quindi, appare quanto mai opportuna la sua piena valorizzazione a livello mondiale, visti anche i continui e qualificati riconoscimenti scientifici e medici per le sue caratteristiche nutritive e salutistiche”. “Il riconoscimento da parte dell’Unesco – ha rimarcato il presidente della Cia – non significa, comunque, solo dare atto alle peculiarita’ di un’alimentazione salubre, ma anche rilanciare i consumi e, nello stesso tempo, valorizzare la storia e la cultura di tutti quei paesi che si affacciano nel Bacino Mediterraneo, i cui popoli sono custodi di una tradizione secolare che proprio nella dieta ha le sue radici piu’ profonde”. “La decisione presa oggi dall’Unesco rappresenta -ha detto ancora Politi- un’ulteriore valorizzazione anche per la nostra agricoltura tipica, diversificata e di qualita’, dove il 50 per cento della produzione risiede negli alimenti (cereali, vino, ortofrutta, olio d’oliva) che sono alla base della dieta mediterranea. Non solo. E’ un premio per lo stesso mondo agricolo europeo, il cui 40 per cento del valore e’ rappresentato da produzioni che caratterizzano questa particolare alimentazione.
“L’ingresso della ‘Dieta mediterranea’ nella prestigiosa lista dei Patrimoni mondiali dell’umanità dell’Unesco rappresenta un traguardo di inestimabile valore per l’immagine della nostra agricoltura e delle sue impareggiabili produzioni di qualità”. Questo il commento di Confagricoltura che definisce “Meritevole l’operato del ministro Galan e degli esperti del Mipaaf grazie ai quali è stato possibile accreditare, a livello internazionale, le nostre pratiche alimentari e l’agricoltura come un’insieme di valori e conoscenze che fanno onore in particolare all’Italia che, della Dieta mediterranea, è stata antesignana e concreta promotrice”.
A sottolineare il merito degli agricoltori è invece il il presidente della Coldiretti Sergio Marini che coglie l’occasione per rispondere alle critiche del ministro Galan che aveva definito inopportuni e prematuri i festeggiamenti organizzati dall’organizzazione agricola fin da questa mattina davanti al Campidoglio. ”I meriti della dieta mediterranea e degli stili di vita ad essa associati sono soprattutto dei nostri agricoltori – dice infatti Marini -che pertanto hanno il diritto di festeggiare il loro buon operato e nessuno può permettersi di negarglielo”. ”Tantomeno puo’ chi istituzionalmente dovrebbe solo ringraziare per il lustro che la nostra gente dei campi dà al Paese”. ”Per quanto riguarda il malaugurio o la superstizione – attacca Marini – siamo certi che il Ministro delle politiche Agricole Giancarlo Galan saprà affidare le sorti della nostra agricoltura a qualcosa di più concreto ed intelligente. Il fatto che tutti i 47 prodotti dei diversi continenti (dalla cucina francese a quella messicana fino ai tappeti dell’Azerbaijan) oggetto di valutazione da parte del comitato dell’Unesco siano stati inseriti in lista dimostra quanto le preoccupazioni del Ministro fossero strumentali”.
Federalimentare si dichiara “lietissima di questo riconoscimento”, e sottolinea che da anni il sistema delle industrie alimentari nazionali promuove il modello alimentare italiano nel mondo e sono oltre 600 milioni i consumatori che nel mondo almeno una volta alla settimana gustano i prodotti italiani. ”Questo significa – osserva Federalimentare – che il modello alimentare mediterraneo e italiano in particolare si va diffondendo attraverso l’azione quotidiana non solo dei nostri imprenditori ma anche di tutte le istituzioni che concorrono a questo eccezionale risultato che raggiunge oltre un decimo dell’intera popolazione mondiale: l’Ice, Buonitalia, Simest e Sace, Commercio estero, la rete delle ambasciate, lo Sviluppo Economico per non parlare del sistema camerale e delle Regioni”. ”Il riconoscimento dell’Unesco non ci deve pero’ confinare in una nicchia di tipo etnico – conclude Federalimentare – Il nostro modello deve sviluppare il proprio potenziale valicando i confini etnici, innovando i propri prodotti e arricchendoli di contenuti di servizio, sviluppandone il piano nutrizionale pur nel rispetto della plurisecolare tradizione enogastronomica, ormai vessillo del nostro Paese nel mondo”. (ANSA).

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