Diossina: Coldiretti, si allarga lo scandalo e serve verificare l’import

“L’allargarsi dello scandalo diossina ad altri 934 allevamenti (110 di polli e 651 di maiali) che hanno utilizzato mangime contaminato prodotto da fornitore diverso da quello gia’ noto agli inquirenti rende necessario estendere i controlli ma anche accelerare l’applicazione delle norme sulla etichettatura obbligatoria che dovrebbero essere definitivamente approvate martedi’ alla camera”.Lo sottolinea la Coldiretti, che aggiunge: “Se inizialmente lo scandalo aveva colpito gli allevamenti della bassa Sassonia ora l’emergenza si estende anche a quelle in Nordreno-Westfalia, Brandeburgo e Baviera. Nell’immediato e’ necessario verificare gli eventuali flussi di importazione dalle nuove aziende coinvolte tenuto conto che l’Italia – rileva la Coldiretti – e’ un forte importatore di carne di maiale dalla Germania soprattutto destinata alla produzione di prosciutti (circa 13 milioni di pezzi all’anno) per un totale di 220 milioni di chili nei primi nove mesi del 2010 con un aumento del 12 per cento rispetto allo scorso anno”. Per assicurarsi l’acquisto di prosciutti ottenuti da maiali italiani la Coldiretti consiglia “di diffidare dalla carne, salsicce e salumi dal prezzo eccessivamente basso, di rivolgersi direttamente agli allevatori o di scegliere prosciutti a Denominazione di Origine Protetta che sono riconosciuti dall’Unione Europea e individuabili dal marchio comunitario (DOP) o da quello del Consorzio di Tutela come i Prosciutti di Parma, San Daniele, Modena, Berico-Euganeo, Carpegna e Toscano. Una precauzione fino a quando – continua la Coldiretti – non verra’ approvata definitivamente la legge sull’etichettatura d’origine annunciata per i prossimi giorni alla Commissione Agricoltura della Camera dopo il via libera alla deliberante concesso da tutti i gruppi parlamentari”. Il via libera all’indicazione obbligatoria dell’origine “e’ fortemente sostenuta dalla Coldiretti e da praticamente la totalita’ dei consumatori, come testimonia anche un sondaggio di Coldiretti-Swg secondo il quale il 97 per cento degli italiani considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di provenienza della componente agricola contenuta negli alimenti.
Colmare questo ritardo e’ dunque un risultato importante nell’interesse degli imprenditori agricoli e dei cittadini.
Negli ultimi anni con la mobilitazione a favore della trasparenza dell’informazione, la Coldiretti e’ riuscita a ottenere l’obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva ma l’etichetta resta anonima per circa la meta’ della spesa dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta.(AGI)

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